Copenhagen – Dopo l’attentato alla sinagoga
Il rav di Danimarca a Netanyahu: “L’Alyah non è una risposta”

dan uzanSi chiamava Dan Uzan, il trentottenne danese assassinato questa notte davanti alla sinagoga centrale di Copenhagen. Era lì come volontario per svolgere un turno di sicurezza mentre nei locali della Comunità ebraica si festeggiava un Bat Mitzvah. “Siamo scioccati da quanto è accaduto, uno dei nostri giovani iscritti è morto. Tutti conoscevano Dan”, ha dichiarato Dan Rosenberg Asmussen, presidente della Comunità ebraica danese. A loro si è rivolto il primo ministro Benjamin Netanyahu, mandando prima un messaggio di cordoglio a tutti i cittadini danesi per poi rilanciare l’invito al mondo ebraico europeo a fare l’Aliyah (emigrare in Israele). “Ancora una volta gli ebrei vengono uccisi sul suolo europeo per il solo fatto di essere ebrei – ha dichiarato il premier, utilizzando parole molto simili a quelle pronunciate dopo l’attentato al supermarket casher di Parigi – Questa ondata di attacchi terroristici prevedibilmente continuerà, incluse le aggressioni omicide di matrice antisemita”. “Ci prepariamo per un’immigrazione di massa dall’Europa; facciamo un appello perché ci sia un’immigrazione di massa dall’Europa – l’invito di Netanyahu, a margine della riunione di gabinetto di questa mattina – Voglio dire a tutti gli ebrei d’Europa o ovunque essi siano: Israele è la vostra casa… Israele vi aspetta a braccia aperte”. A stretto giro è però arrivata la risposta del rabbino capo di Danimarca Jair Melchior, dettosi deluso dalle parole del premier israeliano. “Il terrorismo non è una ragione per emigrare in Israele”, il commento lapidario di rav Melchior.
Intanto l’ebraismo danese – che conta settemila persone, di cui cinquemila vivono nella Capitale – si dice preoccupato per l’affermarsi nel paese del radicalismo islamico. Il presidente Asmussen aveva infatti già avvisato le autorità del pericolo che si verificasse anche a Copenhagen quanto già visto a Parigi, Tolosa e Bruxelles. “C’è un gran numero di jihadisti in Danimarca – ha dichiarato Asmussen – e questo ovviamente ci spaventa. È da tempo che parliamo con la polizia locale della serietà di questa minaccia”. Come in Francia, oramai le parole non bastano e l’ebraismo si aspetta azioni concrete come quelle chieste dal presidente del Congresso ebraico mondiale Ronald Lauder e dirette all’Europa intera. “I governi europei devono riconoscere che siamo di fronte a una nuova e viscida ondata di violenza e di antisemitismo. È cruciale che l’Europa risponda a questa crescente minaccia”. Il primo ministro danese Helle Thorning-Schmidt ha condannato il “cinico” attacco terroristico, affermando che gli ebrei danesi non sono soli e che attaccare la comunità ebraica significa attaccare la Danimarca intera.

Daniel Reichel

(15 febbraio 2015)