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Cina e Israele, dialogo aperto

Cina e Israele La buona fede, un valore condiviso dal diritto di due paesi lontani sia geograficamente sia culturalmente come Cina e Israele, che però comunicano e collaborano. Questo il tema del convegno organizzato presso la sua sede romana dallo Studio Legale Associato NCTM insieme al Bené Berith, sotto il titolo di “Cina, Israele, tradizione romanistica: un confronto sul valore della buona fede”.
Ad aprire l’incontro l’introduzione del socio di NCTM Paolo Quattrocchi, specialista in materia di internazionalizzazione e vicepresidente della Camera di Commercio Italia-Canada, ideatore del convegno e anima dell’implementazione dei rapporti tra Cina e Israele potata avanti dallo studio. A portare i loro saluti anche il ministro plenipotenziario Andrea Perugini, direttore centrale per l’Asia-Pacifico del ministero degli Esteri, e Attilio Massimo Iannucci, avvocato di NCTM, esperto in diritto internazionale con una lunga carriera diplomatica tra cui due anni come ambasciatore italiano a Pechino, e Sandro Di Castro, presidente del Benè Berith Italia. Di Castro ha sottolineato l’importanza di far fiorire collaborazioni tra la Cina e Israele “per giungere a uno scenario giuridico più tranquillo, che permetta a Israele di investire, invece che sulla sua difesa, sull’innovazione tecnologica e scientifica”.
Ha quindi aperto i lavori l’intervento di Noah Vardi, ricercatrice all’Università di Roma Tre, che ha fatto un’analisi delle fonti su cui si basa il diritto israeliano, sottolineando la commistione tra i diversi modelli di ordinamento giuridico, in particolare quello anglosassone della Common Law che incontra quello continentale e il diritto antico. “Quello della buona fede – ha spiegato – è un principio etico che si ritrova non solo nel diritto ebraico ma in molti diritti dell’antichità, e costituisce una via di mezzo tra un obbligo da una parte e una forma di flessibilità dall’altra”.
Ad integrare il quadro offerto da Vardi l’intervento di Pietro Sirena, professore all’Università di Siena, che ha sottolineato l’importanza all’interno della storia del diritto israeliano di due figure di origine italiana, Guido Gad Tedeschi, considerato il padre dei civilisti israeliani, e Alfredo Mordechai Rabello, giurista italiano naturalizzato israeliano professore emerito all’Università di Gerusalemme. Sirena ha evidenziato l’importanza come punto di partenza per ulteriori applicazioni successive dell’innovativa definizione data da Aharon Barak, importante giurista israeliano che è stato tra le altre cose presidente della Corte Suprema e Procuratore della Repubblica. “Il principio di buona fede determina che la protezione dell’interesse di una persona debba avvenire con giustizia e considerazione per le aspettative e la fiducia dell’altra parte”, diceva Aharon. “Da persona a persona uno non può comportarsi come un lupo, ma non è necessario nemmeno essere un angelo. Da persona a persona è necessario comportarsi come una persona”.
Ha infine offerto una panoramica sul principio di buona fede nel diritto cinese Laura Formichella, avvocato della sede di Roma di NCTM e ricercatrice presso l’Università di Tor Vergata, mentre ad analizzare la situazione dal punto di vista della tradizione romanistica è stato Tommaso dalla Massara, professore all’Università di Verona e avvocato di NCTM nella sede della sede della città veneta.

(28 aprile 2015)