Obama agli ebrei americani:
“Le mie ragioni sul nucleare”
Intenso confronto alla Casa Bianca tra il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e i leader delle associazioni ebraiche americane, convocati a Washington per discutere del recente accordo sul nucleare iraniano. Obama, come preannunciato dal suo portavoce John Earnest, è arrivato ben preparato sulle posizioni espresse nei confronti di quello che alcuni hanno definito un “bad deal” e si è detto amareggiato in particolare dalle azioni intraprese dall’Aipac, l’American Israel Public Affairs Commettee, gruppo di pressione pro-Israele che ha osteggiato l’accordo (definendolo inaccettabile) e ha criticato duramente le scelte politiche del presidente, ingaggiando una controinformazione dai toni allarmistici.
A quanto trapela, durante l’incontro a porte chiuse Obama ha spiegato quanto sia importante il lavoro diplomatico fatto con l’Iran per la sicurezza di Israele, ribadendo come in caso contrario si sarebbe arrivati a una guerra inevitabile e persino a nuovi razzi lanciati contro lo Stato ebraico. Gli ebrei statunitensi che si oppongono all’accordo dal canto loro si sono lamentati per essere stati definiti dei “guerrafondai”, esponendo i propri dubbi sulla teoria di Obama della “lotta armata inevitabile” in mancanza di apertura verso l’Iran.
Obama ha inoltre accusato alcune associazioni di distorcere in maniera propagandistica la reale natura dell’accordo e ha spiegato quanto un dibattito del genere possa portare a un indebolimento e a una spaccatura degli ebrei d’America.
A margine dell’incontro Robert Wexler, membro della Camera dei Rappresentanti, ha commentato: “Obama ha chiesto a tutti i presenti di esprimere la propria posizione, illustrandone i motivi ma senza perdere mai di oggettività”. Lo scambio, a detta degli invitati, si è comunque svolto in un clima disteso e non è mancata una allegra celebrazione per il compleanno del presidente.
Nella stessa giornata però, a contrapporsi al tentativo di Obama di far accettare l’accordo sul nucleare, è intervenuto il premier israeliano Benjamin Netanyahu che, via webcam, ha lanciato il suo appello agli ebrei statunitensi, sostenuto dalla Jewish Federation of North America. Il messaggio di Netanyahu è stato chiaro e univoco: il bad deal non s’ha da fare. Secondo il premier sarebbe proprio l’accordo con Teheran a portare alla guerra e all’incubo del pericolo nucleare. “Bisogna aumentare le sanzioni, aumentare la pressione” ha detto il premier sottolineando come questa sia la posizione della maggioranza dei cittadini israeliani.
Una posizione sposata in questi giorni anche da tre democratici di origine ebraica, i primi nel Congresso a smarcarsi da Obama: Nita Lowey e Steve Israel, rappresentanti dello Stato di New York; e Ted Deutch della Florida. I tre hanno rilasciato un comunicato nel quale hanno spiegato le proprie ragioni, illustrando le loro riserve per la mancanza di una clausola che imponga chiaramente all’Iran di non sviluppare armi nucleari. “Sono molto preoccupata” ha affermato Lowey, proseguendo un dibattito ancora ben lontano dal trovare una conclusione.
r.s twitter @rsilveramoked
(5 agosto 2015)