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Israele e il libro, nuove pagine
per sfogliare la complessità

limesNumerosi i collaboratori dei nostri notiziari quotidiani e del giornale dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche che hanno contribuito alla realizzazione dell’ultimo numero di Limes, prestigiosa rivista geopolitica diretta da Lucio Caracciolo, dedicato a “Israele e il Libro”. Davide Assael, il suo curatore. E ancora Sergio Della Pergola, rav Pierpaolo Pinhas Punturello e Daniela Fubini. La pubblicazione è stata presentata questa mattina a Roma, nella sede della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale. “Una guida preziosa, realizzata con rigore e serietà” ha affermato l’ambasciatore israeliano Naor Gilon.

Il titolo, spiega Caracciolo, è volutamente polisemico. “Israele e il libro” ha infatti un duplice significato: vuol richiamare l’indissolubile legame nella tradizione tra il moderno Stato di Israele e la Torah, il libro per antonomasia; ma anche riferirsi alla prolificità letteraria che segna da millenni i destini del popolo ebraico, oltre alle nuove generazioni di intellettuali israeliani.
“Israele è un paese complesso e sfaccettato, non sempre compreso in questa sua diversità e ricchezza. Testi come quelli che si presentano oggi – ha sottolineato Gilon – costituiscono uno strumento fondamentale per mettere a fuoco le caratteristiche di una società davvero unica”. Significativo il percorso tracciato dall’ambasciatore, che ha messo in luce in particolare i tratti salienti dell’identità israeliana, il suo istinto di sopravvivenza, la sfida aperta di una pacificazione complicata ma inesorabile. “Due popoli, due Stati. Questo – ha detto – è il nostro destino”.
Parole di apprezzamento per la densità e la qualità dei contenuti anche dal padrone di casa, l’ex ministro degli Esteri Franco Frattini, che ha individuato i principali argomenti meritevoli di essere sviluppati. “Si tratta di una lettura importante, che aiuta a riflettere sulle radici e dell’identità, sul senso di accerchiamento di Israele, sul diritto all’esistenza. Un diritto – ha spiegato – che non è in alcun modo negoziabile”.
Suddivisa in tre macroaree, la monografia si apre con un testo di Caracciolo ispirato a una celebre affermazione dell’ex primo ministro Ehud Barak, riproposto in forma interrogativa (“Una giungla nella villa?”) e con una analisi sulle radici bibliche di Israele e le loro ripercussioni geopolitiche. Una scelta fortemente affermativa. Perché, come ha ricordato il docente di pensiero ebraico Massimo Giuliani, intervenuto oggi a Roma, “è inimmaginabile pensare l’Occidente senza la Bibbia, ed è inimmaginabile pensare la Bibbia senza Israele”.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked

(6 novembre 2015)