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sheva – melamed
Nasce il nuovo settimanale

160110 shevaMelContinua a crescere, in quello che è solo un ulteriore passo avanti, la newsletter settimanale di melamed, dedicata all’educazione e al mondo della scuola. Parte dell’offerta informativa della redazione giornalistica dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, la testata melamed da più di tre anni identifica soprattutto una sezione specifica della rassegna stampa Ucei. Ogni settimana una selezione degli articoli più significativi è stata inviata a docenti, leader ebraici e ai molti altri che hanno responsabilità sul fronte dell’educazione e della scuola e nell’ultimo anno alla selezione della rassegna stampa si è aggiunto un commento, ripreso anche nella newsletter quotidiana paginebraiche24. Nell’ottica di crescita graduale che da sempre caratterizza la modalità lavorativa della redazione nasce ora la nuova newsletter settimanale sheva – melamed che al lavoro sulla rassegna stampa aggiunge un editoriale e alcune notizie.
Per il primo numero abbiamo scelto un testo di rav Gianfranco Di Segni, intitolato “Riforme scolastiche” che spiega la centralità che da sempre l’ebraismo attribuisce allo studio e all’educazione, mentre le prime due notizie arrivano dall’estero e sono all’insegna dell’apertura. Rav Ephraim Mirvis, rabbino capo del Regno Unito raccomanda l’insegnamento dell’Islam nelle scuole, in un segnale di collaborazione e disponibilità simmetrico a quello di Ashfaque Chowdhury, presidente dell’Associazione britannica delle scuole musulmane, che oltre all’insegnamento dell’ebraismo e del cristianesimo ha auspicato che ci siano esperienze di scambio e collaborazione fra i diversi istituti scolastici. In Israele invece, a marzo aprirà il primo college per studenti affetti da autismo, sindrome di Asperger e altre disabilità complesse legate all’apprendimento, con l’obiettivo di rendere possibile l’apprendimento grazie ad un sostegno mirato per le esigenze specifiche dei suoi studenti. A chiudere il primo numero di sheva – melamed l’usuale commento alla selezione settimanale della rassegna stampa di melamed, tutto dedicato ai libri, vietati, pubblicati, proibiti.

Libri: vietati, pubblicati, proibiti

“Fino alla settimana scorsa era inutile cercarlo in libreria, almeno in Germania. Ma è bastato che dal 2015 si passasse al 2016 ed ecco che Mein Kampf di Adolf Hitler è tornato disponibile per i lettori tedeschi. Non è un libro qualunque, lo avrete capito. “La mia battaglia” (questo il significato del titolo) è il testo nel quale il dittatore nazista descrive i presupposti del regime che ha portato alla Seconda guerra mondiale e allo sterminio di sei milioni di ebrei. Un libro maledetto, insomma, che non era più stato ristampato legalmente dal 1945, anno della morte di Hitler.” Così Popotus, l’inserto settimanale per bambini dell’Avvenire inizia la spiegazione del problema che – paradossalmente – accomuna il Mein Kampf ai Diari di Anna Frank. Un secondo articolo infatti, nello stesso numero di Popotus, spiega “Nel 1945 moriva Adolf Hitler ma anche Anne Frank, la ragazza ebrea autrice del celebre Diario che ha rivelato al mondo l’orrore della persecuzione nazista. Per una complicata battaglia legale, però, i diritti di questo libro così importante rischiano di rimanere bloccati ancora a lungo, addirittura fino al 2050″. (5 gennaio) Anche Paolo Di Stefano, sul Corriere della Sera dello stesso giorno, sceglie di accomunare i due libri, sotto il titolo “Mein Kampf e il Diario, i destini che si incrociano”. E scrive: “Con la caduta del Reich, le forze militari americane affidarono al governo regionale della Baviera la gestione dei diritti del Mein Kampf. La Baviera per settant’anni ne impedì le ristampe, ma ora, con il 2016, la summa delle follie antisemite di Adolf Hitler potrà essere tradotta e diffusa liberamente. L’Istituto di Storia contemporanea di Monaco ne ha allestito infatti un’edizione critica in due volumi, corredata da migliaia di note di commento, che verrà distribuita questa settimana in 4000 copie. L’iniziativa editoriale è il frutto di una lunga discussione storico-politica sull’opportunità di riproporre un libro che alla sua uscita, avvenuta in due tempi nel luglio 1925 e nel novembre 1926, fu un colossale bestseller (oltre 12 milioni di copie)”. I pareri sono ancora divisi: da una parte ci sono quelli che vedono nella riproposta del libro un’occasione per rendere più consapevoli i giovani e dall’altra chi percepisce la pubblicazione del libro come un pericolo.
Per il Diario di Anne Frank le cose sono ancora più complicare perché la Fondazione di Basilea che ne detiene i diritti sostiene che Otto, il padre di Anne, va considerato coautore del Diario, in quanto curatore e editor del libro. E dato che la morte di Otto Frank è avvenuta nel 1980 i diritti decadrebbero nel 2051. Le motivazioni possono essere anche economiche, ma non va dimenticato l’appello alla necessità di tutelare il quaderno di Anne da manomissioni o edizioni infedeli. Nel frattempo il testo integrale è stato pubblicato in rete, come hanno raccontato anche altre testate, tra cui Il Messaggero (2 gennaio) e La Stampa (3 gennaio). Pubblicato per la prima volta nel 1947, due anni dopo la morte dell’autrice, il Diario è stato tradotto in 70 lingue e, pubblicato in 40 paesi, è stato venduto in 80 milioni di copie.
Proibito, quindi best seller. È del due gennaio la notizia (pubblicata da Repubblica) che in Israele un’immaginaria storia di amore fra un’israeliana e un palestinese “ha innescato una polemica furibonda fra i vertici del ministero dell’Istruzione e numerosi esponenti della cultura laica israeliana fra cui gli scrittori più rinomati come Amos Oz, e A.B. Yehoshua”. Una vicenda che è ovviamente arrivata subito ai giornali, facendo impennare le vendite del libro. Pare che la direzione pedagogica del ministero nell’esaminare una lista preliminare dei libri consigliati ai liceali abbia trovato opportuno depennare Gader Haya (Borderlife),di Dorit Rabinyan. La prima spiegazione del ministero – fornita a Haaretz – sostiene che la lettura di quel libro “non pare appropriata per adolescenti israeliani perché il suo contenuto potrebbe incoraggiare l’assimilazione, ossia renderli più aperti a matrimoni con non-ebrei”. Il ministro Bennett ha poi fornito una spiegazione aggiuntiva, sostenendo che nel libro della Rabinyan i soldati israeliani sono rappresentati in maniera fortemente denigratoria. Di fronte all’imposizione del ministero dell’Istruzione, i grandi nomi della letteratura israeliana si sono mobilitati per protestare, con Amos Oz che ha sottolineato che anche personaggi biblici importanti si scelsero donne non ebree.
Su La Stampa (4 gennaio) Lea Luzzati riprende l’argomento e ricorda che Dorit Ranbinyan, quarantenne, più di dieci anni fa si conquistò la ribalta letteraria con un romanzo intitolato Spose persiane: “un affresco ricco di folklore e sensualità, di colori e profumi orientali, tutto al femminile”. La sua popolarità odierna pare dovuta principalmente alla decisione del comitato del ministero per l’Istruzione preposto alla scelta dell letture per gli studenti degli ultimi anni delle scuole israeliane. Significativa è però la reazione di un’opinione pubblica che va dall’uomo della strada ai grandi intellettuali del Paese: tutti si sono mobilitati in difesa del libro. E l’hanno comprato in massa, determinando un successo che nessuno avrebbe mai sperato per questo libro. Autrice compresa. Resta il fatto che il ministero per l’Istruzione prescrive agli studenti una serie di letture contemporanee, aggiornate ogni anno. “Tanto di cappello, tutto sommato – scrive Luzzati – nonostante lo scivolone di questi giorni”.

Ada Treves twitter @atrevesmoked

(10 gennaio 2015)