“L’intelligence non è mai perfetta
ma in Europa mancano sinergie”

Schermata 2016-03-24 alle 14.33.19“Il terrorismo è terrorismo ovunque, questo è vero, qualsiasi sia il motore che lo muova. Come dice la parola stessa, vuole gettare nel terrore le società contro cui si scaglia. Ma non per questo tutte le situazioni sono assimilabili. Quanto accade in Europa è diverso da quello che succede in Israele”. A parlare è l’analista Yoram Schweitzer, esperto di terrorismo internazionale e già consulente dell’ufficio del Primo ministro israeliano in materia di sicurezza. Schweitzer sottolinea a Pagine Ebraiche come nessuno si sia realmente stupito dei due attentati compiuti dall’Isis a Bruxelles. “Parlando di statistiche, visto il numero di foreign fighters che partono dal Belgio (il paese europeo con il più alto numero di jihadisti in proporzione alla popolazione) il rischio di attacchi era ed è alto. Forse quello che non ci si aspettava, a livello tattico, era un attentato così sanguinoso e ben organizzato. Il problema è che continueranno a provarci, in Belgio, in Francia, in Gran Bretagna, in Scandinavia, in Svizzera e sì, anche in Italia”. Cosa può dunque fare l’Europa davanti al terrorismo di matrice islamica che cerca di minarne le fondamenta democratiche? “La questione della prevenzione è complessa. Sento molte critiche all’intelligence ma dobbiamo partire da un presupposto. Il lavoro di intelligence non è mai perfetto: non lo è negli Stati Uniti, non lo è in Israele. Le falle sono purtroppo normali. E questo spinge i servizi di sicurezza a migliorarsi costantemente ma perché questo accada bisogna investire”. Secondo Schweitzer infatti i paesi europei devono aumentare gli investimenti per la difesa interna. “In questi anni i paesi europei non hanno allocato abbastanza risorse per migliorare i propri servizi di anti-terrorismo: serve più personale e maggiore qualificazione”. L’analista però non guarda all’Europa come una realtà fatta di ingenui, come alcuni la dipingono: “quando si è trattato di combattere Al Qaeda, hanno avuto risultati efficaci. Non perfetti ma efficaci”.
Tra i miglioramenti da fare per contrastare il terrorismo islamico, una maggiore collaborazione tra i servizi di intelligence, con il passaggio di informazioni immediato e fluido sulle operazioni in corso nei diversi paesi, gli identikit delle persone, e così via. Scambi necessari, afferma Schweitzer e con lui molti analisti interpellati dai media internazionali in questi giorni. Essere informati è una delle chiavi per poter anticipare e prevenire attacchi terroristici: “Per questo la collaborazione interna all’Europa per quanto riguarda l’intelligence è prioritaria. Prima ancora di pensare a una guerra fuori dai suoi confini”, spiega, rispondendo alla domanda su un possibile intervento in Siria da parte di una coalizione europea.
Riguardo a paragoni con Israele, Schweitzer non pensa siano possibili. “Il nostro è un paese con un’esperienza unica e non si può non tenere conto della situazione locale nella gestione del terrorismo”.


Daniel Reichel

(24 marzo 2016)

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