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melamed, scuola – Memoria, ricordo e futuro

img-20161201-wa003Attenzione, interesse, dialogo, collaborazione: sono queste le caratteristiche più importanti di una giornata che per noi è stata molto preziosa: grazie a un progetto promosso dal Museo d’Arte Urbana, il Mau – che è il primo museo di arte pubblica in Italia – insieme ai ragazzi dell’Accademia delle Belle Arti all’Istituto di Storia della Resistenza, al Polo del Novecento e alle Biblioteche civiche torinesi hanno lavorato intensamente per riqualificare a Torino la via intitolata ad Emanuele Artom, e far conoscere il suo valore e la sua importanza nella lotta partigiana. I ragazzi dell’Accademia hanno partecipato ad un progetto di formazione volto a comprendere meglio la nostra storia e per imparare a esprimere il proprio pensiero attraverso l’arte. Anche la circoscrizione e la Biblioteca Cesare Pavese hanno contribuito fortemente al progetto, e due giovani artisti, Margherita Bobini e Andrea Gritti hanno lavorato al murale che ritrae Artom e ne ripropone una frase. Hanno spiegato di aver lavorato molto sugli occhi per renderli vivi e accesi per dare il segno della sua forza interiore nel combattere per i valori della libertà. Le catene, invece, sono poligoni che simboleggiano la solidità dei principi che circondano il volto di Artom.
Il murales ritrae il giovane Artom e riporta una delle frasi più incisive dei suoi scritti: “Il fascismo non è una tegola cadutaci per caso sulla testa; è un effetto della apoliticità e quindi della immoralità civile del popolo italiano”. Crediamo che sia un pensiero che non debba essere dimenticato: il nostro compito di cittadini è quello di considerare la politica come uno degli aspetti fondamentali della nostra vita. Non saremmo pienamente uomini liberi, se non ci fossero state persone come lui, dobbiamo ricordarlo ogni giorno. Le ultime parole di Emanuele Artom sono state “Viva l’Italia libera”: e la libertà in cui oggi viviamo è un valore da salvaguardare e coltivare per le generazioni future.
Alla presenza della dirigente scolastica, Sonia Brunetti, e del presidente della Comunità Ebraica Dario Disegni, una volontaria ha raccontato come il suo lavoro sia “fare la promotrice di conoscenza, per integrare i nuovi immigrati che abitano nel nostro quartiere e avvicinarli alla nostra storia passando davanti al murale, per farli diventare cittadini italiani consapevoli dei valori sui quali si fonda la nostra repubblica”. La presidente della circoscrizione, invece, Luisa Bernardini, ha voluto sottolineare come una piccola realtà urbana, fuori dal clamore degli eventi sia capace di arrivare a tutti, un simbolo della volontà di riuscire ad essere una comunità che integra la popolazione composita del quartiere, tra vecchi immigrati e nuovi migranti.
Per noi è stato molto chiaro, durante questa giornata, che il nostro futuro dipende dalla nostra capacità di ricordare.

I ragazzi della III secondaria di I grado della scuola ebraica Emanuele Artom di Torino

(2 dicembre 2016)