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…perdi-perdi

Nella corso della storia come nella vita quotidiana ci sono situazioni vinci-vinci o perdi-perdi. Un esempio di quest’ultimo caso è la questione delle forniture israeliane di energia elettrica alla striscia di Gaza. Non tutti sanno che dopo il ritiro da Gaza nell’agosto 2005 e l’abbattimento di tutte le abitazioni dei circa 8000 israeliani evacuati in quell’occasione, Israele ha continuato a fornire elettricità alla popolazione del piccolo territorio palestinese governato da Hamas. Non è facile spiegare al pubblico quale sia la logica di tale fornitura, a parte un sentimento di pietà umanitaria peraltro non ricambiato. Hamas a tutt’oggi rifiuta di restituire i corpi di due soldati israeliani morti nell’ultima campagna militare, e di rilasciare notizie su due civili (forse non perfettamente sani di mente) che hanno attraversato il confine e sono stati arrestati a Gaza. Non è neanche facile accertare quanta di questa energia elettrica venga impiegata nella produzione di armi e munizioni e nello scavo di tunnel che penetrano all’interno del confine israeliano. È invece certo che il governo di Hamas è in forte ritardo con il pagamento della bolletta per cui si è accumulato un debito di miliardi di shekalim. Il governo palestinese di Abu Mazen da Ramallah da tempo fa forti pressioni su Israele perché questa cessi di fornire l’elettricità agli odiati rivali di Gaza. In Israele finora è prevalsa l’idea, anche sostenuta dai capi del quartier generale militare, che sia meglio non contribuire ulteriormente alla povertà e al disagio della popolazione sia pur nemica. Negli ultimi giorni però il governo Netanyahu ha deciso di ridurre la fornitura quotidiana di circa 16 megawatt, cosicché oggi gli abitanti di Gaza dispongono di elettricità per circa tre ore al giorno. È improbabile che questo provvedimento possa avvicinare la data del pagamento del debito di Hamas nei confronti di Israele. D’altra parte la frustrazione, si sa, può portare a gesti inconsulti. Potrebbe allora accadere che per alleviare il disagio energetico qualcuno decida di lanciarsi in qualche avventura militare che si concluderebbe con risultati disastrosi per Gaza ma anche con probabili danni per Israele. Cinicamente si potrebbe sostenere che il risparmio energetico contribuisce a ridurre l’inquinamento atmosferico. Più realisticamente, la mancanza di una chiara valutazione degli obiettivi strategici da raggiungere, dei loro costi e delle loro alternative promuove una situazione in cui tutti perdono e nessuno realizza benefici.

Sergio Della Pergola, Università Ebraica di Gerusalemme

(22 giugno 2017)