moked/מוקד

il portale dell'ebraismo italiano

Pyongyang, Teheran, Damasco
L’asse che minaccia il mondo

corea-nord-giapponeNegli ultimi sei mesi almeno due spedizioni nordcoreane di armi chimiche destinate alla Siria sono state bloccate da Stati membri delle Nazioni Unite. A darne notizia, l’agenzia di stampa Reuters, spiegando che l’arsenale bellico in questione era diretto al regime di Assad. Nulla di nuovo, nel senso che da trent’anni a questa parte il regime di Pyongyang ha esportato armi all’Iran, che a sua volta ha rifornito la Siria di Assad e il movimento sciita di Hezbollah in Libano. Quello che oggi preoccupa, è l’aumento delle tensioni tra Stati Uniti e Corea del Nord, con il dittatore Kim Jong-un a sfidare ripetutamente la presidenza Trump e i suoi alleati: ultimo caso, il lancio del missile partito da Pyongyang che nella notte a sorvolato il Giappone. “Le azioni minacciose e destabilizzanti aumentano solamente l’isolamento del regime nordcoreano nella regione e tra tutte le nazioni del mondo”, ha dichiarato la Casa Bianca in risposta al missile nordcoreano, che potrebbe avere la capacità di trasportare una testata nucleare. Secondo Israele – coinvolta in questo scontro – la Corea del Nord ha la capacità di produrre armi nucleari a base di plutonio, ma è ancora lontana dall’ottenimento della tecnologia per installare una testata nucleare su un missile balistico a lungo raggio. Finora – riportava il giornalista israeliano Ben Caspit – non ha ancora missili balistici in grado di minacciare gli Stati Uniti. Tuttavia, l’ipotesi è che, se i nordcoreani avranno la possibilità di continuare con il loro programma di ricerca e sviluppo, alla fine riusciranno ad ottenere un arma nucleare in grado di colpire l’Occidente e in particolare negli Stati Uniti.
“La crisi nucleare con la Corea del Nord ha dirette implicazioni per Israele: è importante rendersi conto che quel pazzo in Corea del Nord è l’alleato più stretto che (il presidente siriano Bashar al-Assad]) e gli iraniani hanno. C’è un asse del male che corre dalla Corea del Nord verso l’Iran, la Siria e Hezbollah. Inoltre possiamo vedere le attività di questo asse anche in Yemen e in Iraq”. A parlare il ministro della Difesa israeliano Avigdor Lieberman, che lo scorso aprile aveva lasciato da parte la diplomazia definendo il dittatore Kim Jong-un “un pazzo”. Commento a cui è seguita una dichiarazione ufficiale rilasciata il 29 aprile da Pyongyang, in cui si annunciava l’intenzione di “punire senza pietà” Israele per aver offeso i leader della Corea del Nord. La dichiarazione del ministero degli esteri nordcoreano accusava poi Israele di voler distogliere l’attenzione dal suo arsenale “illegale” di armi nucleari e dai “suoi crimini contro l’umanità nei territori occupati”.

(29 agosto 2017)