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Regime di Assad bersaglio d’Israele
distrutto deposito d’armi in Siria

siriaIl presunto attacco israeliano contro un deposito di armi chimiche in Siria non è stato confermato da Gerusalemme. La fonte citata in queste ore dai media è l’esercito siriano, che ha affermato che dei caccia israeliani hanno bombardato una base militare nei pressi di Masyaf, nella parte occidentale della provincia di Hama, uccidendo due militari e provocando danni alla struttura. Ad essere colpito sarebbe stato il Centro per la ricerca e gli studi scientifici nei pressi di Masyaf, a nord di Hama, considerato dagli ufficiali occidentali un istituto legato alla produzione di armi chimiche. Israele ha più volte colpito in Siria – come confermato dall’ex capo di Stato maggiore dell’aeronautica israeliana, il generale Amir Eshel, ad Haaretz, parlando di oltre 100 attacchi – ma l’obiettivo è quasi sempre stato il movimento terroristico di Hezbollah, che nel Paese combatte al fianco del regime di Assad.

Il bombardamento di ieri sarebbe quindi una novità nella strategia israeliana e secondo l’ex capo dell’intelligence di Tsahal (l’esercito israeliano) Amos Yadlin tre sarebbe i messaggi voluti mandare da Gerusalemme a nemici e alleati: “uno, Israele non permetterà la produzione di armi”, da parte dei siriani; due, “intende tracciare una linea rossa”, non valicabile dal regime di Assad, e questo nonostante “le grandi potenze ne ignorino” la necessità; terzo, il fatto che sul territorio siano presenti forze russe non significa che Israele smetterà di colpire i suoi obiettivi. L’analista militare di Haaretz Amos Harel ha ipotizzato Harel che l’attacco sia stato “una specie di segnale di protesta contro le potenze del mondo”: a luglio infatti Russia e Stati Uniti si sono accordati per imporre una tregua nella regione di confine della Siria sud-occidentale senza tener conto delle obiezioni mosse dal governo israeliano (che teme un nuovo impegno di Heezbollah nell’area fra Siria e Israele).

d.r.