moked/מוקד

il portale dell'ebraismo italiano

Netanyahu a Putin: “Mosca
ci aiuti a fermare Teheran”

Schermata 2018-05-09 alle 14.49.23Poco dopo la notizia della decisione del presidente Usa Donald Trump di ritirarsi dall’accordo nucleare iraniano, il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha preso un aereo per Mosca per incontrare il presidente Vladimir Putin, uno dei firmatari dell’intesa con Teheran nonché un alleato del regime iraniano in Siria. “Sto partendo per un incontro importante con il presidente russo Vladimir Putin. Gli incontri tra noi sono sempre importanti e questo lo è particolarmente. Alla luce di ciò che sta accadendo in Siria, è necessario garantire il continuo coordinamento tra l’esercito russo e le Forze di difesa israeliane”, le parole di Netanyahu poco prima di partire per Mosca. Il Premier israeliano è quindi arrivato in Russia con quello che gli analisti di casa e internazionali considerano un suo successo personale: ovvero la citata decisione di Trump di abbandonare l’accordo nucleare siglato dal cosiddetto gruppo “5+1” (Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Russia, Cina più la Germania) e l’Iran. Trump, nel suo annuncio, ha condiviso le preoccupazioni di Netanyahu sull’intesa firmata nel 2015 da Obama: secondo il presidente Usa, l’accordo non solo non aiuta a fermare la possibilità che Teheran si doti di un’arma nucleare ma anzi è servito al regime degli Ayatollah per aumentare la propria influenza. Come ricorda il Post, con i benefici ottenuti dalla rimozione di parte delle sanzioni, sostengono sia il presidente americano sia il premier israeliano, il governo iraniano sta finanziando una grande campagna militare all’estero, in particolare in Iraq e Siria e questo costituisce una minaccia per gli equilibri del Medio Oriente. E soprattutto per la sicurezza d’Israele: Gerusalemme ha chiaramente fatto capire – ancor prima del discorso di Trump – che non può accettare la presenza iraniana a pochi chilometri dal suo confine. Lo ha fatto nuovamente nelle scorse ore, colpendo una base militare a sud di Damasco, dove secondo alcune ricostruzioni c’erano missili iraniani che avrebbero potuto essere usati in un attacco imminente contro Israele. La tensione con Teheran – anche alla luce della decisione americana – continua quindi a salire e per questo l’incontro tra Netanyahu e Putin assume in queste ore un grande valenza: il primo ministro d’Israele vuole convincere il presidente russo – che fino ad ora ha scelto di ignorare le richieste di Gerusalemme – della necessità di smantellare la presenza iraniana in Siria. Dopo la cerimonia tenutasi a Mosca e dedicata alla vittoria dell’Armata Rossa sulla Germania nazista (nell’immagine un momento dell’evento), Netanyahu ha sottolineato a Putin come gli ebrei “non hanno mai dimenticato la grande lezione avuta di fronte a un’ideologia omicida”. “È incredibile, ma 73 anni dopo la Shoah c’è un paese in Medio Oriente (l’Iran) che chiede la distruzione di altri sei milioni di ebrei – ha aggiunto Netanyahu – La differenza è che oggi abbiamo uno Stato”. Il premier ha aggiunto di apprezzare “molto l’opportunità di parlare con voi dei problemi della regione – o, come dite voi, dei tentativi di risolverli – in modo da poter contrastare le minacce in modo informato e responsabile”. Minacce che però la Russia ha ribadito vedere in una prospettiva diversa: il portavoce di Putin Dmitry Peskov ha per esempio detto all’agenzia di stampa RIA Novosti che il presidente Russo ha espresso “profonda preoccupazione” per la decisione di Trump – caldamente sostenuta da Netanyahu – di ritirarsi dall’accordo nucleare iraniano “e, ancora una volta, ha sottolineato l’importanza di questo documento”.

Daniel Reichel