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Bibi agli alleati: “Il governo deve
arrivare a fine mandato”

netanyahuIn Israele da giorni al centro del dibattito pubblico e politico sono le possibili elezioni anticipate. Senza l’appoggio di Israel Beitenu, partito del dimissionario ministro della Difesa Avigdor Lieberman, diversi alleati della coalizione guidata dal Primo ministro Benjamin Netanyahu hanno chiesto che vengano indette elezioni anticipate. Naftali Bennett, capo del partito HaBayt HaYehudi, e Moshe Kahlon, leader di Kulanu, hanno già individuato una data: il 26 marzo 2019, riportava nelle scorse ore l’emittente di notizie Hadashot. Secondo Netanyahu invece non c’è “nessuna necessità” di far cadere questo governo, suggerendo che sarebbe pericoloso farlo “durante questo periodo complicato dal punto di vista della sicurezza”. “Negli ultimi giorni ho parlato con tutti i capi della coalizione e questa sera incontrerò il ministro delle finanze Moshe Kahlon in un ultimo tentativo di evitare la caduta del governo”, ha detto il Primo ministro all’apertura della riunione settimanale del governo a Gerusalemme. Durante la riunione, Netanyahu ha accusato indirettamente Bennett e Kahlon di aprire alla possibile vittoria politica della sinistra. “Ricordiamo tutti quello che è successo quando elementi dei governi di destra hanno portato alla loro caduta, come nel 1992 e nel 1999, che ha causato il disastro di Oslo e la catastrofe della [seconda] intifada”, ha dichiarato Netanyahu in un messaggio diretto ai suoi colleghi ma anche al suo elettorato. “Deve essere fatto tutto il possibile per evitare il ripetersi di questi errori”, ha concluso Netanyahu. Per continuare a sostenere il governo, Bennett ha già presentato il suo conto: vuole il ministero della Difesa, e il ministro delle Finanze Kahlon ha già detto che sarebbe favorevole a questa nomina. Il 51 per cento degli israeliani però no: secondo un sondaggio della tv israeliana, la maggioranza degli intervistati non vorrebbe Bennett – oggi all’Istruzione – alla Difesa. Solo il 24 per cento del pubblico ha invece risposto che vorrebbe che il prestigioso incarico venga affidato al leader di HaBayt HaYehudi (il restante 25 non sa). Lo stesso istituto che ha condotto il sondaggio, il Midgam research institute insieme ad iPanel, ne ha condotti altri due che prendono in considerazione – racconta Haaretz – i risultati elettorali: il primo, se le elezioni fossero indette oggi e l’altro, esaminando i risultati se l’ex capo di stato maggiore dell’IDF Benny Gantz dovesse unirsi al partito di sinistra dell’Unione Sionista. Se le elezioni si tenessero oggi, secondo il sondaggio, il Likud riceverebbe 30 seggi; Yesh Atid 18; la lista araba e l’Unione sionista ne otterrebbero 12 ciascuno; Habayit Hayehudi 10 seggi; Kulanu ne riceverebbe otto, seguito da Shas con sette seggi. Il partito haredi United Torah, quello di Lieberman Israel Beiteinu e un partito indipendente guidato da Orli Levi-Abekasis sei seggi ciascuno. La sinistra di Meretz ne riceverebbe cinque.
Con l’ex capo di Stato Maggiore Gantz nell’Unione sionista le cose cambierebbero e di molto: il Likud scenderebbe a 26 seggi, l’Unione sionista raddoppierebbe fino a 24. Un elemento che quest’ultima dovrà tenere in conto. Qualsiasi sia la data delle elezioni.