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Israele in cerca di un governo
altrimenti si torna alle urne

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Nuove elezioni costerebbero a Israele attorno ai 115 milioni di euro. A dichiararlo, la Commissione Finanza e Bilancio israeliana mentre il paese si appresta, incredulo, alla possibilità di tornare alle urne. Il Likud – partito del Premier Benjamin Netanyahu – in queste ore continua a trattare con il leader di Yisrael Beitenu Avigdor Lieberman. I suoi cinque seggi sono fondamentali per la formazione della nuova maggioranza ma Lieberman non vuole cedere su alcuni punti: la legge sulla leva obbligatoria per i haredim su tutti. “In questo momento sembra che siamo ad un punto morto perché tutti sono saliti in cima ad un albero e nessuno è pronto a scendere, soprattutto non Lieberman”, l’analisi di Abraham Diskin, professore emerito di scienze politiche all’Università Ebraica di Gerusalemme. Per Diskin, intervistato dal New York Times, la possibilità di tornare alle urne è al 50 e 50. Intanto, su proposta di Netanyahu, la Knesset ha già votato in prima lettura
un disegno di legge per sciogliere la Knesset. Tra 24 ore, nel caso non si trovasse un accordo con Lieberman, il parlamento israeliano sarà chiamato a votare in seconda e terza lettura e quindi a decidere definitivamente per il ritorno alle urne. 27 agosto, 3 settembre, 10 settembre, 17 settembre o 29 ottobre, sono le date proposte ma diversi analisti auspicano per la risoluzione del conflitto tra Netanyahu e Lieberman. “C’è un’alta probabilità che entro domani mattina troveremo il ponte tra Lieberman e le posizioni del primo ministro e la questione haredi. E saremo in grado di formare il governo”, ha detto una fonte del Likud all’emittente Kan.
Lo svolgimento di due elezioni in un così breve intervallo di tempo sarebbe senza precedenti in Israele. E sono emersi diversi segnali di preoccupazione per i costi e la prolungata paralisi politica che ne deriverebbe.
Nel frattempo, il primo ministro Netanyahu sta lavorando personalmente – riporta l’emittente Aurtz 13- per assicurare che sia la maggioranza per il voto sullo scioglimento della Knesset. Nelle ultime ore, ha parlato con i membri del suo partito, che si trovano nei posti più bassi della lista, e sta cercando di convincerli a sostenere il disegno di legge e accettare una fusione con il partito di Moshe Kahlon, Kulanu (attualmente 4 seggi). L’ingresso di quest’ultimo provocherebbe inevitabilmente l’uscita alle prossime elezioni di alcuni dei membri del Likud (gli ultimi della lista). Chi rischia potrebbe, nonostante l’indicazione del partito, votare contro lo scioglimento e causare un ulteriori crisi all’interno del Likud.