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Rilanciare il piano di pace Usa,
il tour in Medio Oriente di Kushner

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Giordania, Israele, Egitto, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Sono i paesi del tour mediorientale iniziato nelle scorse ore da Jared Kushner, genero del Presidente Usa Donald Trump
e Consigliere speciale per il Medio Oriente della Casa Bianca. In agenda, portare avanti il piano per l’economia palestinese presentato in Bahrain e che costituisce la prima parte del progetto di pace Usa. La Casa Bianca spera di promuovere un fondo d’investimento di 50 miliardi di dollari per Gaza e la Cisgiordania, che Kushner ha proposto al vertice nel Golfo. “Incontreremo leader di alto livello in tutte le tappe per iniziare a parlare di quanti soldi ogni partner è disposto a mettere”, ha dichiarato un funzionario dell’amministrazione di Washington ai media americani. “Vogliamo assicurarci che tutti siano sulla stessa lunghezza d’onda”. Da parte di Israele non ci sono stati commenti ufficiali sul piano ma il Premier Benjamin Netanyahu ha dichiarato di essere disponibile a discutere il progetto di Kushner, incontrato nelle scorse ore a Gerusalemme insieme all’Inviato speciale per i negoziati di pace Usa Jason Greenblatt. Poco prima, Kushner aveva incontrato il re di Giordania Abdullah II il quale ha ribadito la sua posizione: qualsiasi piano di pace dovrebbe basarsi sulla soluzione dei due Stati sostenuta a livello internazionale e in conformità con l’iniziativa di pace araba del 2002. Gerusalemme Est dovrebbe essere la capitale di uno Stato palestinese “che viva in pace e sicurezza al fianco di Israele”, sostiene il re giordano. Quest’ultimo ha poi invocato il ritiro israeliano entro i confini del 1967. Una richiesta che contrasta con la situazione sul terreno e con le parole di Netanyahu: proprio nelle ultime ore Netanyahu si è recato nell’insediamento di Efrat, in Cisgiordania, e ha dichiarato che nessun insediamento sotto il suo governo sarà mai smobilitato.
Tensioni invece sul confine con Gaza, dove tre soldati israeliani sono stati feriti da un terrorista di Hamas, poi ucciso, che cercava di introdursi in Israele. Secondo fonti militari, l’azione sarebbe stata un’iniziativa personale e non ci sarebbe un piano di aggressione da parte di Hamas.