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Da Gaza all’Iran, Israele si prepara
allo scontro su più fronti

Schermata 2019-08-26 alle 12.50.55“Per quanto siamo resilienti e apparentemente abituati, il pensiero di un missile che cade tra la folla ci ha mostrato ancora una volta la nostra triste realtà”. Il racconto alla radio dell’esercito israeliano di Dvir Sassi, diciannovenne di Sderot, tra i quattromila che la scorsa notte avevano deciso di passare la serata a un festival musicale all’aperto. Un momento di festa e normalità per chiudere l’estate brutalmente interrotto dai missili sparati dai terroristi palestinesi di Gaza. Il sistema Iron Dome ha intercettato due dei tre razzi sparati (il terzo è caduto in una zona disabitata vicino al confine con la Striscia) ma per le quattromila persone presenti al festival sono stati minuti di paura. “Sembrava un film dell’orrore. Abbiamo sentito madri che urlavano non trovando i loro figli”, ha raccontato all’emittente Kan Daniel Greenberg, anche lei di Sderot. “Questo film dell’orrore è la nostra vita qui da 20 anni a questa parte”, ha proseguito Greenberg, sottolineando d’altra parte la capacità degli organizzatori e delle autorità locali di gestire una situazione difficile come quella di un festival interrotto da razzi.
In risposta a questo attacco, l’esercito israeliano ha annunciato di aver dimezzato i trasferimenti di carburante a Gaza. Il primo ministro Benjamin Netanyahu (nell’immagine assieme al capo di Stato maggiore Kochavi) ha ordinato che la misura entri in vigore immediatamente. Inoltre, le forze di difesa hanno dichiarato di aver colpito alcuni obiettivi nella Striscia legati a una base militare appartenente al gruppo terroristico di Hamas. Un’operazione arrivata poche ore dopo le nuove tensioni in Medio Oriente dovute ai duri scontri tra Israele e Iran. Il regime degli Ayatollah ha messo in piedi una rete che coinvolge diversi paesi – Siria, Libano e Iraq in particolare – per aumentare la sua influenza nell’area e minacciare la sicurezza d’Israele. Una minaccia reale e concreta come dimostra l’attacco organizzato dalle milizie di Teheran che progettava di lanciare droni killer da una base siriana. L’esercito israeliano ha però sventato la minaccia e lo ha annunciato al mondo per dare un messaggio all’Iran: colpiremo ovunque e chiunque metta in pericolo la nostra sicurezza, come ha sottolineato il Premier Netanyahu. “Il fallito attacco terroristico doveva essere la risposta di Teheran ai presunti attacchi israeliani contro i depositi missilistici iraniani in Iraq”, scrive su ynet l’analista militare Ron Ben-Yishai, spiegando che “La decisione di Israele di confermare ufficialmente di aver sventato gli attacchi è stata presa non solo per dissuadere la Repubblica islamica dal lanciare simili minacce in futuro, ma anche per segnalare ai russi – e al resto del mondo – che il radicamento militare iraniano in Siria continua ancora oggi”.

“Un’altra considerazione alla base della decisione di rendere pubblica la notizia nasce dal desiderio di Israele di dimostrare all’ayatollah Ali Khamenei che Soleimani (generale che guida l’esercito iraniano), che tende a nascondere le sue mancanze al leader supremo del Paese, ha fallito”, aggiunge Ben-Yishai. “Quest’ultimo incidente – conclude l’analista – dimostra che la guerra al tentativo dell’Iran di stabilire una presenza militare in Iraq non è finita. Dimostra anche che la Guardia Rivoluzionaria, che è senza dubbio infuriata per la sua vulnerabilità ai metodi israeliani di raccolta informazioni, continuerà senza dubbio a cercare di vendicarsi su obiettivi israeliani ma utilizzando tecniche diverse”. Potrebbe farlo attraverso le azioni di un altro nemico regionale d’Israele, il movimento terroristico libanese di Hezbollah: in questo ore il suo leader Hassan Nasrallah ha minacciato che le sue milizie colpiranno il nord del paese come possibile ritorsione per alcuni attacchi israeliani. “Dico ai soldati israeliani al confine, dovreste temere la nostra risposta, a partire da stasera”, le sue parole. L’establishment della difesa ha preso sul serio le minacce di Hezbollah. I livelli di allarme sono stati innalzati e sono state preparate le batterie di Iron Dome a nord e negli avamposti lungo i confini libanese e siriano.