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A Gaza, rare voci di protesta contro Hamas

Schermata 2019-11-06 alle 15.06.44Una rara protesta pubblica contro il movimento terroristico di Hamas ha avuto luogo nelle scorse ore nella Striscia di Gaza. A raccontarlo sulle pagine di ynet, il giornalista Elior Levy. Nell’enclave sotto controllo di Hamas, da cui solo pochi giorni fa sono partiti gli ennesimi razzi contro la popolazione israeliana, c’è stata infatti una manifestazione dopo che tre miliziani del servizio di sicurezza del movimento islamista hanno ucciso un uomo di 28 anni, gettandolo dalla finestra. “Tre agenti di Hamas sono arrivati venerdì scorso a casa di Anan Abu Jameh nella città di Khan Yunis nel sud di Gaza. Secondo la famiglia, le forze di sicurezza sono salite nella sua stanza, l’hanno arrestato e poi l’hanno gettato fuori dalla finestra. Ha subito un grave trauma alla testa e in seguito è morto in ospedale per le ferite riportate”, il resoconto di Levy. Il padre della vittima ha raccontato che i tre miliziani di Hamas “hanno bussato alla porta molto forte e appena l’ho aperta hanno detto: ‘Vogliamo Anan’”. L’uomo ha chiesto un mandato di perquisizione ma i tre gli hanno risposto “facciamo quel che vogliamo”. Il ventottenne si era da poco laureato in comunicazione e giornalismo presso un’università locale. “L’incidente ha portato ad un tumulto tra i residenti locali, che hanno definito la morte di Anan come ‘assassinio a sangue freddo’”. Non solo, continua Levy, “durante il funerale di Abu Jameh a Khan Younis è scoppiata una rara manifestazione contro Hamas, con i partecipanti che cantavano: ‘Hamas assassini’”. La manifestazione si è poi spostata dal cimitero alla casa della famiglia Adu Jameh, dove decine di persone hanno tenuto striscioni e cartelli con la scritta “Siamo tutti Anan” e “Poniamo fine all’oppressione”, oltre a cartelli che invocavano giustizia.
Se a Gaza ci sono piccole manifestazioni, dall’altra parte del confine il Governo di Gerusalemme si chiede come interrompere il ciclo di violenze che da vent’anni anni complica enormemente la vita dei residenti del sud d’Israele, costantemente minacciati dai razzi di Hamas (e della Jihad islamica).
“Non sono in grado di condurre una vita normale come la maggior parte degli israeliani, – scrive il giornalista israeliano Shlomi Eldar – ma tutte le proposte avanzate nel corso degli anni, che promettono un’importante operazione militare per risolvere il problema di Gaza sono semplicemente irrealistiche”. Secondo Eldar a Gaza è nascosto un arsenale immenso e per distruggerlo non basterebbe un’operazione di settimane. Per questo si sta scegliendo una delicata strada diplomatica. “Per ora, le autorità di sicurezza di Israele hanno deciso di dare una possibilità ad un ‘accordo’ con Gaza, con l’Egitto a fare da mediatore e con il compito di assicurare che ciascuna parte rispetti i propri impegni. Il principio guida è quello di trovare una soluzione alla crisi economica e umanitaria che affligge Gaza e i suoi 2 milioni di abitanti, compresa una soluzione al blocco imposto da Israele all’enclave nel 2007, e allo stesso tempo garantire la fine di tutte le violenze. Solo se questo piano dovesse fallire Israele considererà la sua ‘arma del giorno del giudizio finale’, cioè l’abolizione del regime di Hamas”.

dr