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Netanyahu-Sa’ar, la sfida per il Likud

saar netanyahuIl Likud rimarrà nelle mani di Benjamin Netanyahu. Questo predicono sondaggisti e analisti rispetto all’esito delle primarie del maggior partito della destra israeliana che si stanno tenendo in queste ore. Seppur lo sfidante Gideon Sa’ar sia considerato un avversario temibile, il Likud tradizionalmente non cambia in corsa il proprio leader (ne ha avuti solamente quattro nei suoi oltre 70 anni di storia) e Netanyahu può contare su un appoggio piuttosto ampio tra gli iscritti al partito. Per questo Chemi Shalev su Haaretz scrive “L’unica domanda, presumibilmente, è se i risultati umilieranno Sa’ar o lo renderanno più forte per il futuro”. In molti infatti vedono in questa candidatura di Sa’ar – che in ebraico significa Tempesta – un tentativo di proporsi come erede di Netanyahu, una volta che Bibi (soprannome di Netanyahu) lascerà la guida del Likud. Ma quel momento non è ancora arrivato, come ribadisce il Premier uscente che, nonostante l’incriminazione di novembre per corruzione, abuso d’ufficio e frode, punta dritto alle elezioni nazionali del prossimo 2 marzo e a sfidare Kachol Lavan di Benny Gantz.“Non credo che in una terza o quinta elezione (Netanyahu) sarà in grado di formare un governo. Non siamo così lontani dal perdere il controllo del paese a favore dei nostri avversari”, ha detto Sa’ar, lanciando la sua candidatura e dando la prima stoccata a Bibi. Secondo lo sfidante (e secondo i sondaggi) Netanyahu visti i risultati delle elezioni di aprile e di settembre non sarà in grado anche dopo il voto di marzo di ottenere la maggioranza alla Knesset. “Il cambiamento è una cosa buona e benedetta. Ogni sistema – privato o pubblico – deve cambiare. È tempo di fare un cambiamento. Abbiamo seguito il primo ministro per più di venti anni”, ha dichiarato ancora Sa’ar che non ha però ottenuto il sostegno dei pezzi grossi del partito consci che chiunque fino ad oggi abbia messo in discussione la leadership di Netanyahu sia poi finito ai margini del partito: il leader del Likud in questi anni non ha coltivato delfini, anzi. Lo stesso Sa’ar è stato più volte ostracizzato e la sua scelta di spingere per le primarie è stata definita sovversiva da Netanyahu. “La grande sfida è far uscire la gente da casa e farla venire a votare. Fuori fa freddo, ma chi viene a votare ha un cuore molto caldo. – ha commentato a ynet Nir Barkat, ex sindaco di Gerusalemme, fedele a Netanyahu e con tutte le carte per diventarne il successore – La gente viene per esprimere gratitudine a Netanyahu, la gente capisce che Netanyahu è la figura di maggior successo e io sostengo che il divario (tra Netanyahu e Sa’ar) sarà molto significativo. Non votiamo solo per sostenere Netanyahu – ma per dimostrare che il divario è grande, che i Likudnik sono tutti con lui”. Per Barkat Sa’ar non ha nessuna possibilità. “La vittoria è chiara, ma il divario deve essere significativo. Credo che l’intero Paese voglia vedere se il Likud è unito. La risposta deve essere positiva. Non c’è nessuno nel partito o fuori con le competenze e l’esperienza di Netanyahu, che ha creato spazi di manovra internazionali, lavorato con i leader mondiali, portato avanti la nostra economia”.