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Glossario

A cura di Sira Fatucci
La traslitterazione adottata per i termini ebraici non è scientifica

Aliyà

Letteralmente “salita”. Con questo termine si intende l’immigrazione ebraica in Israele.

Amidà

La parte essenziale della preghiera quotidiana. Consta di diciannove benedizioni e si recita in piedi, rivolti verso le vestigia del Santuario di Gerusalemme.

Arón, Arón ha-Kodesh

“Armadio sacro”. È l’armadio posto sulla parete orientale della sinagoga, volta verso Gerusalemme. Vi sono custoditi i rotoli della Torà, rivestiti dei loro ornamenti.

Ashkenaziti

Ebrei provenienti, direttamente o indirettamente, dalla Germania, caratterizzati da un’autonoma tra dizione culturale, spesso dall’uso della lingua yiddish e da una particolare pronuncia dell’ebraico.

Bar-mitzvà

“Figlio del precetto”. L’osservanza delle leggi ebraiche diventa obbligatoria per il maschio che ha raggiunto la maggiore età a tredici anni. Da questo momento in poi egli conterà nel quorum degli uomini adulti, necessario per la recitazione pubblica delle preghiere. Con lo stesso nome si designa la cerimonia solenne con la quale il giovane viene chiamato per la prima volta alla lettura della Torà.
Il suo equivalente femminile è bat-mitzvà questa cerimonia si celebra a dodici anni ed ha acquistato una certa solennità solo nelle ultime generazioni.

Berakhà

Benedizione. La berakhà accompagna e sottolinea molte azioni della vita quotidiana. Esistono benedizioni specifiche per i diversi cibi che si mangiano e per le azioni che si compiono.

Besamim

“Profumi”. Spezie profumate adoperate durante la cerimonia che distingue i giorni festivi e il sabato da quelli feriali (Havdalà).

Bet ha-mikdash

Il santuario che si trovava a Gerusalemme, centro spirituale del popolo ebraico. Fatto erigere dal Re Salomone (circa nel 1.000 A.E.V.) venne distrutto una prima volta dai Babilonesi nel 586 A.E.V., poi ricostruito e quindi nuovamente distrutto dai Romani nel 70 E.V.

Bet ha Keneset

“Sinagoga”. Luogo di riunione, studio e preghiera. Vi si conservano i rotoli manoscritti della Torà, in uno speciale armadio, l’Arón ha-Kodesh.

Challà

La challà è un pane speciale a forma di treccia che si usa consumare il sabato.

Chanukkà

Consacrazione, inaugurazione. È una festa autunnale, di istituzione rabbinica post-biblica. Ricorda la rivolta giudaica sotto la guida dei fratelli Maccabei, contro l’oppressione siro-ellenistica. È caratterizzata dall’accensione della lampada a nove lumi che, in Italia, viene chiamata con lo stesso nome della festa.

Charoseth

E’ il nome di una sorta di marmellata dolce e compatta che appartiene alla simbologia della cena pasquale, in quanto rappresenta la malta adoperata dagli ebrei, schiavi in Egitto, per costruire gli edifici dei Faraoni.

Chassidim

Sono chiamati così gli aderenti al movimento detto, appunto, chassidismo, un movimento di massa, sorto nell’Europa orientale nella metà del XVIII secolo, che tradusse in forme popolari la mistica della Kabbalà. Ha prodotto una ricchissima letteratura che però in Italia non è ancora completamente conosciuta ed apprezzata.

Diaspora

Tutte le zone del mondo fuori da Israele, in particolare le zone in cui si dispersero gli ebrei dopo la distruzione del Tempio e l’esilio forzato a cui furono costretti

Ghemarà

Letteralmente significa “completamento” del testo della Mishnà. Spesso viene usata come sinonimo di Talmud.

Haggadà

“Narrazione”. Si chiama così il testo antologico, composto di brani di letteratura biblica e post-biblica, composizioni poetiche, salmi e rituali di preghiera, che si legge durante il seder, la cerimonia pasquale che si svolge in una gioiosa atmosfera familiare e che è centrata sulla cena tradizionale. Il testo viene stampato con commenti, traduzioni e illustrazioni artistiche.

Halakhà

Deriva dalla radice ebraica che significa “procedere”, “andare” ed è la normativa ebraica. Si deduce dai testi della tradizione ebraica.

Hallel

Gruppo di salmi, composti dal Re David, usati nella preghiera ebraica in occasione di feste come lode speciale a Dio

Havdalà

“Distinzione, separazione”. Si chiama così la breve cerimonia con la quale dopo il calare del sole hanno termine le festività e il Sabato.

Israele

Altro nome del patriarca Giacobbe, da cui deriva il nome dello Stato ebraico e il termine “israelita” per ebreo

Kabbalà

“Tradizione ricevuta”. In senso stretto designa la tradizione mistica di origine medievale che ha inizio nel secolo XIII nella Francia meridionale e in Spagna. La filosofia mistica è sempre stata appannaggio di pochi studiosi.

Kaddish

E’ un’esaltazione di Dio e un’implorazione per la redenzione del popolo ebraico. Si presenta in forme varie: viene recitato dal cantore in sinagoga in momenti prestabiliti della preghiera, ma anche da persone in lutto o da coloro che celebrano un anniversario funebre.

Kasher

Idoneo. Il termine si riferisce a tutto ciò che corrisponde alle norme di vita ebraica come stabilite dalla tradizione. In particolare si riferisce alla preparazione degli alimenti e delle bevande per i quali vigono norme molto rigorose. È nota anche la pronuncia ashkenazita, kòsher.

Ketubà (anche Ketubbà)

(pl.Ketubòt). Scrittura, contratto matrimoniale. La pergamena sulla quale è redatto il contratto spesso è riccamente decorata con disegni e simboli.

Kibbutz

Villaggio rurale a conduzione collettivistica. Il primi kibbutzim (pl. di kibbutz) furono fondati in Israele nel 1909.

Kiddush

Consacrazione della festa che si recita su un calice di vino e segna l’inizio del sabato e delle feste.

Kippà

Piccolo copricapo rotondo che gli Ebrei usano portare per non presentarsi mai a testa nuda al cospetto del Signore, in segno di rispetto. Per questo motivo gli Ebrei pregano solo a capo coperto.

Lulav

L’insieme di rami di diverse specie e di un cedro che viene usato durante Sukkot.

Maghen David

“Scudo di Davide”. Si chiama così la stella a sei punte che è diventata un simbolo dell’ebraismo e dello Stato d’Israele.

Matzot

Azzime. Pani schiacciati non lievitati e senza sale che vengono consumati dagli Ebrei durante i giorni di Pesach, quando sono vietati tutti i cibi lievitati.

Meil

“Manto”. Il manto con il quale si avvolge il rotolo della Torà. Nella tradizione sefardita, e soprattutto nordafricana, si usa al suo posto un grande astuccio in legno, detto “tik”.

Menorà

Lampada a sette bracci di antichissima tradizione. Già descritta nella Torà
appartiene agli arredi del Santuario come si vede dal rilievo dell’Arco di Tito in Roma. Oggi è un puro oggetto simbolico che fa parte dello stemma dello Stato d’Israele.

Midrash

Designa un tipo di letteratura rabbinica di tipo omiletico e esegetico.

Milà (o Brit Milà, patto della circoncisione)

Circoncisione. È obbligatorio per ogni Ebreo circoncidere i propri figli maschi all’ottavo giorno dalla nascita. Si tratta di un adempimento di tale importanza che può essere eseguito persino di Sabato. Il circoncisore è chiamato mohel.

Mishnà

Opera in sei libri compilata per iscritto in Palestina nella metà del II secolo dell’Era volgare e che comprende le norme essenziali della tradizione orale per quanto riguarda il diritto civile, penale, matrimoniale, le regole del culto sinagogale e del Santuario, ecc. Scritta quasi totalmente in ebraico.

Mitzvà

Norma comandata. Le Mitzwot sono i 613 precetti che gli Ebrei sono tenuti ad osservare.

Omer

Antica misura di cereali. Il termine si riferisce alla quantità di orzo del prodotto novello che, falciato il 16 del mese di Nissan e offerto al Santuario, permette di far uso del raccolto. Da questo momento si conteggiano sette settimane che conducono a Shavuot.

Parashà

Brano settimanale di lettura della Torà.

Parochet

Tenda ornamentale generalmente realizzata in tessuto pregiato posta davanti all’Arón ha-Kodesh.

Pesach

Pasqua ebraica.

Purim

“Sorti”. È il nome di una festa stabilita in ricordo di una minacciata persecuzione degli ebrei sotto l’impero persiano, poi sventata grazie al provvido intervento della regina Ester. È una ricorrenza gioiosa nella quale si usa uscire in maschera. In Sinagoga viene letto il rotolo di Ester.

Rosh ha Shanà

“Capodanno ebraico”. Si festeggia all’inizio del mese di Tishrì.

Sefarditi

Spagnoli. Ebrei provenienti dalla penisola iberica dalla quale furono cacciati
dall’Inquisizione dopo il 1492. Presentano tradizioni culturali proprie e conservano abbastanza l’uso dell’antico castigliano che chiamano “ladino” o “ispaniolit”.

Seder

Ordine. Si riferisce in particolare modo all’ordine della cena della sera pasquale nella quale si succedono una serie di preghiere e di salmi.

Sefer Torà

Libro della legge. Si denomina così il rotolo, manoscritto con inchiostro speciale e da speciali amanuensi, dei primi cinque libri della Bibbia o Pentateuco. Conservato nell’Arón ha-Kodesh, avvolto nel meil, il manto che nella tradizione sefardita può essere sostituito da un astuccio di legno, detto tik, adorno dell’atarà, la corona a simboleggiare la regalità della legge divina e i rimmonim, i puntali che ornano i rotoli della Torà. Viene adoperato nella lettura pubblica dei sabati e delle feste.

Shadday

Nome con il quale viene chiamato Dio in alcuni passi biblici. Si designano con lo stesso nome alcuni oggetti portafortuna che vengono appesi al collo o sulle culle dei bambini.

Shavuot

“Pentecoste”. È la festa del raccolto dei cereali e celebra il dono della Torà. Ricorre 50 giorni dopo Pesach.

Shemà

“Ascolta”. È la più famosa preghiera ebraica che comincia con le parole “Ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo”. Recitata al mattino, alla sera e prima di coricarsi questa preghiera si compone di tre passi della Torà.

Shofar

Corno di montone, usato come buccina, il cui suono caratteristico chiama a raccolta il popolo. Viene usato nelle grandi solennità e in particolare nelle festività penitenziali di principio d’anno.

Sukkot

Una delle feste di pellegrinaggio che ricorre al principio dell’autunno ed è caratterizzata dalla costruzione delle relative capanne, in ricordo delle abitazioni precarie nelle quali avevano alloggiato gli Ebrei durante le loro migrazioni quarantennali nel deserto. È fatto obbligo costruire ogni anno, nella festività omonima, una capanna, abitarla per quanto possibile e poi demolirla.

Tallit

“Mantello”. Nella pronuncia ebraico- italiano di dice talled. Manto quadrangolare fornito, ai quattro angoli, dei fiocchi prescritti dal Deuteronomio. Lo indossano gli uomini nella preghiera mattutina e in particolari occasioni solenni. È costume dei più osservanti quello di indossare sotto ai vestiti un piccolo tallit che si chiama “tallit katan”.

Talmud

Imponente opera che comprende la Mishnà e la Gemarà. Presente in due redazioni, quello babilonese e quello palestinese o di Gerusalemme. Per secoli oggetto di attento studio da parte degli Ebrei e di irragionevole odio da parte dei loro persecutori, fu più volte condannato al rogo.

Tefillin

“Fiilatteri”. Sono due astucci di cuoio che si pongono l’uno sulla fronte e l’altro sul braccio sinistro dove si fissa con apposite cinghiette, pure di cuoio, tutti i giorni non festivi. In entrambe le scatolette sono contenute piccole pergamene su cui sono scritti alcuni versetti della Torà.

Tevà

“Pulpito”. Tribuna da cui si legge la Torà. La Tevà (anche chiamata Bimà), e l’Arón sono i principali elementi costitutivi della Sinagoga.

Torà

“Insegnamento, Legge”. Si designa specificamente con questo nome il Pentateuco, o cinque libri di Mosè i primi cinque libri della Bibbia. La tradizione ha chiamato questi libri la Torà scritta, per distinguerla da quella orale che comprende le tradizioni e i commenti applicativi dei Maestri. Con il tempo anche la Torà orale è stata posta per iscritto, soprattutto nella Mishnà.
I cinque libri che compongono il Pentateuco sono Bereshit (Genesi), Shemot (Esodo), Vaykrà (Levitico), Bamidbar (Numeri), Devarim (Deuteronomio)