Il giudice (dayan) Dichowsky lascia il Tribunale rabbinico

Il giudice Shlomò Dichowsky è stato uno dei giudici del Tribunale rabbinico supremo a Gerusalemme più benvoluti anche dal pubblico non-religioso; l’ex presidente della Corte Suprema israeliana, il giudice Aharon Barak, lo avrebbe voluto accanto a sé come giudice della Corte Suprema, ma il giudice Dichowsky preferì rimanere al suo posto, anche per non dare l’impressione di dare meno importanza al Tribunale rabbinico. Recentemente egli ha lasciato il suo posto di giudice, per raggiunti limiti d’età (70) e ha inviato ai dayanim suoi colleghi una lettera in cui vuole esporre alcuni punti essenziali: egli ricorda come il rav Eliashiv – ritenuto il posek hador dagli ortodossi lituani – abbia sottolineato in una delle sue sentenze che non vi è un articolo dello Shulchan Aruch (= Sh.A.) su cui non vi siano divergenze, ma alla fine viene stabilita la halachà e non sembre nel senso più rigido (lechumra), anzi molte volte nel senso più facilitante (lekula).
Lo Sh.A.Even Haezher (sui problemi famigliari) non è diverso dallo Sh.A. Orach Chaim (sulle Tefillot, Shabbat uMoadim): anche sui problemi famigliari non bisogna temere divergenze di opinioni, bisogna prendere una decisione e non sempre lechumra.
Un giudice non può decidere sempre nella maniera più rigorosa, ed egli dovrà tener conto della situazione e decidere talvolta anche eccezionalmente per evitare di peggiorare ulteriormente la situazione. “Un ghet (documento di divorzio) meusé (dato dal marito per costrizione) mi fa meno paura di un non ghet; ci si può cimentare con un ghet meusé, che molte volte è casher almeno a posteriori, mentre con una situazione di non ghet non ci si può cimentare…”. Egli chiede quindi ai suoi compagni giudici di saper prendere le loro responsabilità e per questo:

1) Non consigliarsi con persone esterne: non aver paura di nessun uomo! E questo comprende anche persone importanti; la responsabilità e il potere di decidere sono dei giudici che vedono e sentono direttamente le parti.

2) Bisogna decidere subito. Fate conto che vi troviate di fronte a un parente che si trova in ospedale. Ogni ritardo nel dare una sentenza è imperdonabile.

3) Non parlare male dei tribunali (statali); anche se le compenze del Tribunale
rabbinico mi sono state sempre molto care, bisogna cercare di conservarle senza urla, che non solo non ottengono il risultato sperato, ma anzi possono provocare danni anche in altre materie.

4) E` importante scrivere delle sentenze (e non dei telegrammi) con un buon ebraico. E` importante far capire perché è stata data quella determinata sentenza.

5) Bisogna ubbidire al Tribunale rabbinico superiore: il non seguire questa regola può provocare dei danni ai tribunali rabbinici in generale e può causare perdite di tempo e denaro alle parti in causa.

Vi è da essere grati al giudice Dichowsky per essere stato capace di dare un insegnamento profondo, senza trascurare fattori che potrebbero sembrare inezie, ma che invece sono così importanti per le parti in causa, lui, abituato a trattare argomenti di capitale importanza, come ad esempio l’Azione per risarcimento danni per rifiuto di dare il ghet.
Di recente si è tenuto un convegno in suo onore: non stupirà sapere della partecipazione di personalità del mondo rabbinico (come il rabbino capo sefardita, il rav Shelomò Amar) e del mondo giuridico, come il professor Aharon Barak.
Ha concluso il rav Dichowsky dicendo: “Un dayan deve assumersi responsabilità halachiche con le sue sentenze, e deve sapere che con le sue sentenze si potrà meritare il gheinom nel mondo futuro o perfino in questo mondo. Ma non si può dare una sentenza che sia accettata da tutti, e sia strettamente casher per ogni sistema e per ogni idea”.
È un atteggiamento simile a quello di un maestro di Chassidut che avendo saputo di non aver parte al mondo futuro, reagì con una grande gioia; agli allievi che lo guardavano stupiti, rispose il Maestro: “finalmente posso servire D-o per il Suo amore, sicuro di non farlo per il mio mondo futuro”. Queste sono le persone che amano veramente D-o e il loro prossimo…

Alfredo Mordechai Rabello, giurista
Università Ebraica di Gerusalemme e Zefat Academic College