Emozioni calcistiche e una speranza
Quanti giocatori di calcio israeliani hanno giocato in Italia?
La risposta è molto semplice: uno solo, Tal Banin (nell’immagine a fianco). Il Brescia ingaggiò questo energico centrocampista dalla squadra francese del Cannes nel 1997.
Restò in Italia per 3 stagioni, senza incidere più di tanto, anche se segnò un bellissimo goal contro l’Empoli. Il suo ricordo è però ancora vivo, anche se non molto positivo. Su alcuni siti web di appassionati calcistici è citato tra i più grandi “bidoni” (giocatori che non hanno confermato le aspettative dei tifosi) degli ultimi 20 anni. Un giudizio forse eccessivo, visto i continui acciacchi fisici subiti dal giocatore, che non poté dunque esprimersi al meglio. Il suo acquisto non lasciò comunque indifferenti i tifosi locali (e non solo). Molti criticarono fortemente i dirigenti della squadra bresciana, che sono ancora considerati come “quelli che hanno comprato l’israeliano Banin”. Le loro critiche non furono e non sono di natura squisitamente tecnica.
Tal Banin ebbe un predecessore, Ronny Rosenthal, grande star del calcio israeliano degli anni 90, che venne acquistato dall’Udinese nel 1989. Il contratto fu però rescisso dalla società friulana nel giro di pochi giorni, dopo che sui muri di Udine comparvero numerose scritte antisemite. La scusa ufficiale del club fu che Ronny non aveva passato le visite mediche. Una scusa appunto, visto che nel 1995 il pretore del lavoro di Udine condannò l’Udinese a versare un risarcimento di 61 milioni di lire al giocatore. Strano che ben pochi ad Udine, nel 2006, abbiano contestato l’acquisto da parte dell’Udinese di Al Saadi Gheddafi, figlio del Colonnello, leader notoriamente democratico ed amante del dialogo.
Visto il progressivo aumento del tasso tecnico del football israeliano è accaduto che recentemente squadre israeliane abbiano affrontato squadre italiane senza sfigurare, ed anzi, uscendo talvolta vincitrici. Il match più recente è stato quello fra le compagini Under 21 di Italia ed Israele, spareggio per la qualificazione agli Europei di categoria. Impresa quasi sfiorata, visto che la squadra israeliana, dopo un eccellente 0 a 0 ottenuto in Italia, ha perso 3 a 1 in casa.
Il Maccabi Haifa (nella foto, squadra che qualche anno fa ha battuto addirittura il Manchester United) giocò a Livorno nella fase a gironi della Coppa Uefa 2005/2006. Gli israeliani riuscirono a strappare un difficile pari, ma la partita fu resa ancora più ardua dall’aperta ostilità dei tifosi del Livorno, fra i più politicizzati d’Italia. La tifoseria, di estrema sinistra, il cui giocatore simbolo di allora, Cristiano Lucarelli, era solito salutare la curva con il pugno chiuso, intonò ripetutamente slogan anti-israeliani, che talvolta diventarono palesi manifestazioni di antisemitismo.
Incredibile fu l’impresa dell’Hapoel Tel Aviv che nella Coppa Uefa 2001/2002 affrontò due “colossi” italiani, il Parma e il Milan, eliminando i primi e giocandosela fino all’ultimo minuto con i secondi, che l’anno successivo avrebbero vinto la Coppa Campioni.
L’Hapoel giocò in Italia anche l’anno successivo. Questa volta non contro una squadra italiana, ma contro gli inglesi del Leeds, che uscirono vincitori (4 a 1). La partita fu disputata a Firenze, campo neutro scelto dalle squadre, visto che in Israele non fu possibile giocare per motivi di sicurezza. I viali attorno allo stadio furono riempiti dal primo pomeriggio da gruppi di tifosi israeliani e ragazzi e ragazze arrivarono dalle varie comunità ebraiche italiane per sostenere l’Hapoel. Una cosa mai vista, almeno a Firenze! A parte qualche gruppetto di attivisti anti-israeliani in cerca di scontri, peraltro in notevole inferiorità numerica rispetto ai supporters israeliani, e vari e vani tentativi da parte di noi ebrei italiani di spronare i tifosi dell’Hapoel a cantare l’Hatikva, fu comunque una grandiosa giornata di festa.
Il livello più “alto” raggiunto dal football israeliano, almeno dal punto di vista simbolico, fu comunque raggiunto nel marzo del 2005, in un match valevole per la qualificazione ai Mondiali di calcio. Suwan Abbas, unico giocatore arabo e musulmano della nazionale israeliana segnò il goal del pareggio all’ultimo minuto, facendo impazzire di gioia i tifosi sugli spalti. Un goal “particolare”, vista la fede religiosa del giocatore.
Splendide le sue parole a fine partita: “Il goal è dedicato a tutti quanti in Israele: basta parlare di arabi e ebrei, siamo tutti un popolo solo. Mi sento orgoglioso, mi sento arabo e israeliano.”
A chi gli domandò se, vista la notorietà acquisita, sarebbe mai andato a giocare fuori dal campionato israeliano, rispose: “Solo in Italia”.
La chiamata non é ancora arrivata.
Adam Smulevich