Nathan Sharansky e l’Agenzia Ebraica

“Finalmente l’Agenzia Ebraica ha un nuovo chairman dell’esecutivo – Nathan Sharansky, un eroe d’Israele e del popolo ebraico. Una persona che tiene molto all’identita’ ebraica, al sionismo, sia in Israele che nella diaspora” ha dichiarato in un breve messaggio Johanna Arbib, quarantenne presidentessa della Keren Hayesod Italia, che ha fatto parte della commissione dei 10 rappresentati che hanno eletto all’unanimità Nathan Sharansky chairman dell’Agenzia Ebraica.
Nathan Sharansky, (ritratto a sinistra nella foto in alto al momento della sua liberazione) che guidò la resistenza dei refusniks ebrei in Unione Sovietica, è responsabile dell’Istituto di Studi Strategici dello Shalem Center (istituto di ricerca di Gerusalemme) e nel corso degli ultimi anni ha ricoperto molti ruoli istituzionali. Ministro senza portafoglio con delega su Gerusalemme e la Diaspora ebraica da marzo 2003 a maggio 2005, è stato precedentemente Vice primo ministro di Israele, Ministro per l’edilizia fino al marzo 2001, Ministro degli interni (dal luglio 1999 fino alle dimissioni date nel luglio 2000), Ministro per l’industria ed il commercio (1996-1999). Nell’aprile 2005 per protestare contro il piano di ritiro degli insediamenti israeliani dalla Striscia di Gaza, ha dato le dimissioni dalla compagine governativa. È stato rieletto alla Knesset nel marzo 2006 nelle file del Likud dando poi le dimissioni il 20 novembre successivo.
Anatoly Borisovich Shcharansky è nato a Doensk, in Unione Sovietica, nel 1948 dove si è laureato in matematica applicata all’Istituto di Fisica e Tecnologia di Mosca.
Dopo che nel 1973 gli fu negato il visto di espatrio per Israele per ragioni di sicurezza nazionale, ha lavorato come interprete per l’inglese del famoso fisico e dissidente Andrei Sakharov, divenendo a sua volta attivista per i diritti umani. Sharansky è stato anche tra i fondatori oltre che portavoce dell’Helsinki Watch Group di Mosca, un movimento costituito da ebrei e Refusenik, noto anche come gruppo di Yuri Orlov.
Nel marzo 1977 fu arrestato e condannato a 13 anni di lavori forzati per tradimento e spionaggio a favore degli Stati Uniti. Dopo una detenzione di 16 mesi nella prigione Lefortovo fu trasferito nel gulag siberiano Perm 35 dove rimase nove anni. La sorte di Sharansky e di altri prigionieri politici fu ripetutamente portata all’attenzione pubblica da parte di diplomatici e difensori dei diritti umani occidentali creando imbarazzo ed irritazione alle autorità sovietiche. Finalmente nel 1986 fu trasferito in Germania orientale e a Berlino ovest. Famoso per la resistenza opposta durante la detenzione, non si smentì neppure in occasione della liberazione: gli venne chiesto di camminare diritto verso la sua libertà e lui avanzò invece zigzagando come ultimo atto di sfida. Sharansky emigrò, quindi, in Israele dove prese il nome proprio ebraico di Natan.
Nel 1988 Sharansky é stato eletto presidente dello Zionist Forum, un’organizzazione sionista che raccoglie ex dissidenti sovietici,ha anche collaborato con il The Jerusalem Report ed é un membro direttivo di Peace Watch.
La rivista Time nel 2005 lo ha elencato all’undicesimo posto della sua lista delle 100 persone più influenti nella categoria “scienziati e pensatori”.
Il suo libro The Case For Democracy: The Power of Freedom to Overcome Tyranny and Terror, che parla della libertà politica come un elemento essenziale per la sicurezza e la prosperità, affermando che ogni popolo ed ogni nazione merita di vivere libera ed in una società democratica scritto in collaborazione con Ron Dermer, è divenuto una lettura obbligata ad Embassy Row, l’area che ospita le ambasciate di Washington.