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“Haredim, un mondo complesso”

Sono appena tornata da Israele dove sono rimasta tre settimane vedendo numerose persone. Penso che possano interessare i lettori di Moked alcuni dati che riguardano il mondo haredi apparsi in uno studio molto accurato appena pubblicato ed eseguito dal dipartimento di geostrategia dell’università di Haifa dal professor Arnon Soffer, dalla dottoressa Li Kahaner e da Nicola Yuscoff.
Secondo la ricerca il numero dei haredim nel mondo si aggira su 1 milione e 396mila di unità complessive di cui 800mila in Israele (13 per cento del totale della popolazione ebraica), 468mila negli Stati Uniti (8 per cento), 53mila in Gran Bretagna (20 per cento), 20mila in Belgio (60 per cento) e 25mila in Francia (5 per cento). Sono praticamente spariti i centri dei haredim in Russia a causa della politica del regime comunista, mentre l’88 per cento dei haredim nei numerosi nuclei che esistevano prima della seconda guerra mondiale in Polonia sono periti nella Shoah. La percentuale dei haredim che vivono in Israele è da anni tendenzialmente in aumento a causa dell’emigrazione e soprattutto per l’incidenza delle nascite che nell’ultimo decennio si è aggirata su 7.7-5.6 bimbi per donna in età fertile. I haredim israeliani si dividono fra hassidim (33 per cento), lituani (29 per cento), ortodossi sefarditi (21 per cento) per lo più influenzati dalla rigida scuola dei lituani. La maggioranza di loro abita a Gerusalemme e a Bnei Brak ma negli ultimi anni si è delineata una chiara tendenza, specie fra le giovani coppie, di stabilirsi altrove – anche in alcuni insediamenti – ma comunque preferibilmente dove sono in assoluta prevalenza numerica. La maggioranza dei haredim ashkenaziti è politicamente rappresentata dal piccolo partito Deghel Hatorah che ha sempre avuto i suoi membri nella Knesset mentre i sefarditi votano per lo più per Shas che rappresenta molti sefaradim ortodossi e non è numericamente assai più importante. I sefaradim ortodossi tendenzialmente non si chiudono in quartieri particolari. La numerosità della famiglia media e il fatto che una parte cospicua non lavora oppure per propria scelta lavora solo part time fa sì che il livello di vita medio dei haredim sia sotto la fascia di povertà anche se è presente un aiuto da parte dello Stato e in molti casi anche di sussidi privati. Non sono facili i rapporti fra i haredim, in minoranza, e la maggioranza dei “tradizionalisti” e soprattutto dei non praticanti perché i primi tendono a chiudersi nelle loro comunità seguendo le regole della halakhah mentre cercano di influenzare le leggi comunali e dello Stato ad esempio per quanto riguarda il servizio militare (dal quale per lo più sono liberi), l’imposizione della halakhah, l’osservanza dello shabbat, i programmi scolastici, la separazione uomini-donne, la kasherut. Il resto della popolazione in un modo o nell’altro insiste sullo Stato laico e sull’importanza decisiva della magistratura e sul diritto sostanziale di scegliere il proprio stile di vita. Questa è senza dubbio una delle fondamentali problematiche che i haredim e il resto della popolazione ebraica devono urgentemente affrontare per evitare il crescente divario fra gli uni e gli altri. La ricerca degli studiosi di Haifa parla di certe reciproche influenze fra le varie parti in cui si divide la popolazione ebraica israeliana che tuttavia, almeno fino ad oggi, si sono rivelate tutto sommato insufficienti.

Hulda Liberanome

(5 febbraio 2013)