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Israele – Rabbinato, rav Stav allarga il consenso

Habayit Hayehudi ha ufficialmente offerto il proprio supporto alla candidatura di rav David Stav al posto di rabbino capo ashkenazita di Israele. La decisione sembra porre fine a mesi di incertezza politica circa la posizione del partito di ultradestra religiosa guidato da Naftali Bennett in bilico tra la volontà di riaffermare la centralità dell’ebraismo sionista modern orthodox, cui la formazione si richiama, e quella di ricucire i numerosi strappi con i partiti haredim, Yahadut HaTorah e soprattutto Shas, che rimangono comunque le uniche altre forze della Knesset ufficialmente di ispirazione religiosa. Rav Stav, alla guida di Tzohar, organizzazione ebraica modern orthodox che si batte per un rinnovamento delle istituzioni rabbiniche nel senso di una maggiore vicinanza alle esigenze della gente, aveva in precedenza già ricevuto l’endorsement di Yesh Atid, Hatnua, Yisrael Beytenu, Labor, ma non del Likud, che al momento tace. Qualche dubbio però rimane. Da un lato non è chiaro quanto il partito appoggi effettivamente il suo leader Bennett in questa scelta, dall’altro, sono ancora molti i nodi da sciogliere per capire chi potranno essere effettivamente i candidati all’elezione, prevista entro la fine del mese (anche se una data ufficiale non è ancora stata stabilita), e chi andrà a selezionarli.
Sono molte infatti in questi giorni le proposte di riforma alla Chief Rabbinate Law (la legge che tra l’altro regola le elezioni dei rabbini capo) a essere in discussione alla Knesset, in una girandola di colpi di scena e veti incrociati.
Fondamentale da questo punto di vista è senz’altro la sorte del cosiddetto “Amar Bill”, l’emendamento che consentirebbe a un rabbino capo di servire per più mandati e che rappresenta uno snodo fondamentale per permettere la rielezione dell’attuale detentore del rabbinato sefardita Shlomo Amar. L’ipotesi di un accordo per eleggere da un lato un riformatore come Stav e dall’altro una figura di continuità come Amar è stata a lungo in auge. Apparentemente tramontato in seguito alla candidatura di un altro rabbino sionista religioso ma più conservatore e vicino ai haredim, Yaakov Ariel, l’accordo Amar-Stav sembra di nuovo in pole position. Per rendere possibile l’elezione di rav Ariel, sarebbe stato infatti necessario alzare il limite di età attualmente previsto nella Chief Rabbinate Law (70 anni, a fronte dei 76 di Ariel). Ma la proposta di emendamento è stata improvvisamente ritirata dalla discussione nell’apposita commissione dal deputato di Habayit Hayehudi che l’aveva presentata Zvulun Kalfa, ufficialmente perché non riteneva avrebbe raccolto sufficienti consensi. Ha invece ottenuto la prima approvazione parlamentare la legge Amar.
Tuttavia, le acque sono rimaste agitate, a causa di una spaccatura che, secondo quanto riportato dalla stampa israeliana, si sarebbe consumata proprio all’interno del rabbinato sefardita e del partito che ne rappresenta il braccio politico, lo Shas. Il leader spirituale dello Shas, già a sua volta rabbino capo, Ovadia Yosef, si sarebbe opposto infatti a qualsiasi accordo sul nome di rav Stav, diffidando rav Amar dall’agire in questo senso. Ma anche questa controversia potrebbe nelle ultime ore essersi appianata: il prezzo politico sarebbe rappresentato dal procurato fallimento della legge Stern, già approvata preliminarmente dalla Knesset, che avrebbe dovuto riformare il comitato dei grandi elettori chiamati a selezionare i due rabbini capo. L’assemblea avrebbe dovuto passare da 150 a 200 membri, aumentando la quota di rappresentanti del pubblico (attualmente fissata in 80, a fronte di 70 rabbanim) e assicurando una presenza femminile per almeno il 20 per cento. Habayit Hayehudi, inizialmente incline ad appoggiare la riforma, ha invece deciso di apporvi il veto, accontentando Shas e promettendo contemporaneamente di selezionare solo donne per le nomine che le sono affidate (Bennett detiene il Ministero degli Affari religiosi che è incaricato di scegliere molti dei grandi elettori). E così la strada per il duo Amar-Stav potrebbe essere spianata. Salvo ulteriori colpi di scena. Come per esempio la candidatura di un rabbino dal lignaggio importante, rav David Lau, figlio di rav Yisrael Meir Lau, già rabbino capo di Israele e attuale rabbino capo di Tel Aviv, che starebbe “considerando seriamente di correre”, secondo quanto svela Haaretz. Oppure dall’intervento nel dibattito del premier Benjamin Netanyahu. Il Likud si è finora astenuto dall’assumere un ruolo di protagonista nel confronto. Ma se dovesse decidere di entrarci, come partito di maggioranza della Knesset, potrebbe davvero sparigliare tutte le carte. Ancora una volta.

Rossella Tercatin twitter @rtercatinmoked

(6 giugno 2013)