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In cornice – Archeologia viva

liberanomeSentire quel che accadde di Tishà Beav nel 70 e.v.? Grazie al lavoro degli archeologi, basta una visita superficiale alla Città Vecchia di Gerusalemme per provare queste emozioni. Conviene cominciare dalla “Casa Bruciata”, a cui si accede nei pressi delle scale che scendono dal quartiere ebraico, al Muro occidentale. Venne distrutta e incendiata dalle orde romane; il tetto crollò sul resto della struttura che così si è conservata piuttosto bene. All’interno, il ritrovamento più agghiacciante è stato quello di uno scheletro di donna, semi-carbonizzato, nel quale era piantata una lancia romana: la donna si trovava in cucina, quando qualche legionario la raggiunse e la uccise. Dentro le bacheche si trovano altri reperti, per lo più vasellame, ma anche la punta di una freccia anch’essa carbonizzata che racconta la battaglia combattuta casa per casa, disperatamente. Questo avvenne nel periodo “Bein hamezarim” fra il 17 di Tammuz e il 9 di Av: un gigantesco massacro. La visita alla “Casa Bruciata” sarebbe brevissima, viste le ridotte dimensioni di quella abitazione non nobiliare, se gli studiosi non avessero preparato un filmato che racconta la storia di quei giorni, così come si ipotizza che li avessero vissuti gli abitanti della casa. Uno stratagemma intelligente per valorizzare il patrimonio artistico e rafforzare il messaggio didattico dei reperti archeologici, che spesso ci paiono rovine senza senso. Usciti dalla “Casa Bruciata”, possiamo soffermarci sul pianerottolo antistante le scale che scendono verso il Muro e lì osservare la zona scavata all’esterno della moschea di al Aqsa, in direzione delle mura medievali di Gerusalemme. Si notano subito una serie di enormi pietre squadrate, che facevano parte della cinta muraria del Bet Hamiqdash, accatastate alla rinfusa. Sono rimaste così da quando l’impeto dei legionari e il fuoco provarono un crollo, che probabilmente si fece sentire ben lontano. Le dimensioni dei blocchi sono infatti impressionanti, e lo possiamo capire entrando nell’area archeologica da una passaggio esterno all’area del Muro del Pianto. Per farle crollare ci voleva una furia incontenibile, una smania distruttiva senza freni. Questo accade di Tishà Beav del 70 ev.

Daniele Liberanome, critico d’arte

(15 luglio 2013)