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La Siria, il Vaticano e noi

minerbi1Non è facile decidere da che parte stare in Siria, se da quella degli insorti o da quella del Presidente Assad. Israele cerca di rimanere fuori dal conflitto, ma offre aiuti sanitari a numerosi civili siriani facendoli ammettere negli ospedali israeliani. Non si può dimenticare che fra gli insorti ci sono uomini dell’organizzazione terroristica Al Qaeda e altri gruppuscoli meno noti. Il Vaticano invece si muove con un maxi congresso dell’Accademia Pontificia delle scienze riunito a Roma il 13 gennaio scorso, che ha chiesto “un cessate il fuoco immediato e la fine delle violenze di qualsiasi tipo, senza precondizioni politiche”. Inoltre il Vaticano ha una simpatia di lunga data per l’Iran col quale fu associato nel Congresso per la Popolazione e lo Sviluppo, tenuto al Cairo dal 5 al 13 settembre 1994 sotto l’egida delle Nazioni Unite.
L’Accademia ha salutato l’accordo provvisorio firmato qualche settimana fa, fra le grandi potenze e l’Iran sperando che possa essere seguito da “una nuova era di fiducia e anche di cooperazione” che sarebbe il fondamento per una pace duratura in Siria. Qualche ora dopo il Segretario di Stato degli Stati Uniti, John Kerry, è arrivato in Vaticano per un colloquio di un’ora e 40 minuti col Segretario di Stato Pietro Parolin, appena eletto Cardinale. Si è parlato secondo il comunicato ufficiale anche del negoziato israelo-palestinese, un soggetto che la Santa Sede preferisce non abbordare con Israele.

Sergio Minerbi, diplomatico

(16 gennaio 2014)