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Setirot – 25 aprile

jesurumAbbiamo quasi un anno per ragionarci, non buttiamolo via. Soprattutto non mettiamola in caciara, non diamo la stura a insulti minacce anatemi – esercizio che, ahimè, ultimamente ci viene piuttosto bene. Per favore, davvero, confrontiamoci pacatamente, ognuno esprima le proprie idee e poi vediamo. Questa premessa – lo avrete già capito – perché sto per toccare un argomento assai “sensibile”. Il 25 Aprile 2015 saranno settant’anni dalla Liberazione, ricorrenza, se possibile, ancor più simbolica di quelle che abbiamo celebrato negli ultimi decenni. Perché 70 anni sono una vita, un mondo, e ciò significa che i testimoni in carne e ossa – partigiani, antifascisti, deportati – pian piano scompaiono insieme ai loro nomi e alle loro storie. Giorni fa, ho trovato profonda la domanda che si/ci poneva rav Riccardo Di Segni: «Ma che sta succedendo nella società intorno a noi? L’ebreo va ricordato solo come vittima e la Liberazione dai persecutori (con il nostro contributo) va dimenticata o marginalizzata?». E allora l’anno prossimo, con la probabile presenza a Milano del presidente della Repubblica e dei massimi vertici istituzionali nonché dell’ebraismo italiano, facciamoci vedere. Numerosi, numerosissimi, visibili, fermi e pacati, forti. Con i simboli della nostra partecipazione alla Resistenza. Con i nomi dei nostri combattenti e caduti per la libertà nelle formazioni di Giustizia e Libertà, Matteotti, Garibaldi, nei Gap. Facciamoci vedere con le bandiere, mille e mille bandiere, della Jewish Infantry Brigade (i nostri vecchi la ricordano come Brigata Palestinese, ma oggi questo nome aumenterebbe la confusione). In quelle bandiere, nelle mostrine che quegli uomini avevano cucite sulle spalline brilla il nostro Maghèn Davìd, giallo in mezzo a tre strisce, due azzurre e una bianca. Riempiamo le strade di quei vessilli. Ma lasciamo a casa le bandiere dello Stato di Israele. Nel 1944/’45 Medinàt Yisraèl non esisteva. Noi che amiamo la storia del popolo ebraico e la sfida che lo ha felicemente portato a quel 14 maggio 1948, noi che siamo il popolo ebraico, rendiamo onore alla Liberazione dell’Italia rispettandone la storia.

Stefano Jesurum, giornalista

(1 maggio 2014)