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Israele – Ripensare Gaza

minerbi1Il primo ministro Beniamin Netanyahu ha respinto sdegnosamente alcune settimane fa l’idea che Abu Mazen si associ con Hamas e assuma la responsabilità anche per la Striscia di Gaza. Mi sembra che abbia fatto prova di scarsa immaginazione.
Esaminiamo alcuni fatti. Qualche settimana fa Abu Mazen ha annunciato l’ingresso di alcuni membri di Hamas nel governo di Ramallah. Impegnati su una strada sola, gli israeliani hanno respinto sdegnosamente la proposta che va invece seriamente soppesata. Al giorno d’oggi Gaza non è controllata né da un governo palestinese né da uno locale. Israele non parla direttamente con i terroristi di Hamas, dietro i quali si celano dei ceffi ancor meno raccomandabili. Si dovrebbe invertire l’ordine dei fattori, ossia: Israele potrebbe riconoscere Abu Mazen come capo di un governo palestinese per Gaza e la West Bank. Ciò ovvierebbe alla difficoltà di Gerusalemme di intavolare un dialogo diretto con Hamas e il governo di Ramallah potrebbe distillare pian piano un po’ di soldi per Gaza senza che Israele perda la faccia. Ciò avrebbe anche il vantaggio di rendere ancora migliori le relazioni col nuovo governo egiziano. Poiché sussistono non poche difficoltà anche con Abu Mazen, sarebbe consigliabile trovare una soluzione intermedia e parziale che lasci aperte le questioni dei confini definitivi. L’ultimo distacco, non definitivo, del ministro degli Esteri Lieberman diverrebbe così una benedizione (e sembra che anche Netanyahu la pensi così). Un governo amico come quello Italiano potrebbe giocare un ruolo importante per una soluzione del genere.
Alle volte la salvezza viene da dove meno si aspetta. Martedì pomeriggio una giovane della Marina ha scoperto in tempo utile una pattuglia di Hamas che si avvicinava alla spiaggia di Zikim, ha dato l’allarme e l’ha fatta eliminare. So di non essere obiettivo poiché le mie tre figlie hanno servito nell’esercito e io posso esserne orgoglioso, ma questa è la migliore risposta a coloro che protestano “perché le ragazze fanno il servizio militare”.

Sergio Minerbi, diplomatico

(10 luglio 2014)