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Israele – Il governo è in crisi
e le elezioni si avvicinano

netanyahu  lapidL’ultimo atto dello scontro Netanyahu-Lapid è andato in scena ieri sera. Le cinque condizioni presentate dal capo di governo al suo ministro, nonché leader del partito di coalizione Yesh Atid, sono state rispedite al mittente. Lapid questa mattina ha accusato Netanyahu di aver voluto sabotare la tenuta della coalizione, sostenendo che il leader del Likud si sia già messo d’accordo per le elezioni anticipate con i partiti ultra-ortodossi. La tensione tra i due era già altissima dopo l’approvazione da parte del governo della proposta di legge per il riconoscimento del carattere ebraico di Israele. Una legge fortemente avversata da Lapid, così come dal ministro della Giustizia Tzipi Livni e sui cui si era espresso in maniera negativa anche il presidente di Israele Reuven Rivlin. Tra le cinque condizioni presentate a Lapid da Netanyahu c’era proprio l’appoggio al disegno di legge contestato. L’aut aut del premier al suo ministro prevedeva inoltre di smettere di “danneggiare” il governo, criticando la sua politica sugli insediamenti e sui rapporti con gli Stati Uniti; di trasferire 6 miliardi di shekel al budget della Difesa per finanziare tra gli altri il progetto Iron Dome; liberare fondi per il piano di ricollocamento dell’esercito nel Sud di Israele; ritirare la proposta – firmata da Lapid stesso – sulle agevolazioni fiscali per chi acquista una casa. Cinque punti che i commentatori israeliani suonano come una bocciatura del lavoro del ministro delle Finanze e che, affermano, non possono che portare alla fine del governo.
L’arco politico israeliano è inevitabilmente tutto in fermento: i vertici del partito Shas smentiscono l’accusa di Lapid di avere già in tasca un accordo con il Likud, il leader laburista Isaac Herzog si propone come alternativa di governo e apre alla formazione di una coalizione, Israel Beitenu e Habayt Hayehudì, guidati rispettivamente da Avigdor Lieberman, ministro degli Esteri, e da Naftali Bennet, ministro dell’Economia, si sganciano dal Likud e fanno capire che correranno da soli. Israele, dunque, come già capitato spesso nella sua storia recente, sembra diretta a nuove elezioni.

d.r
(2 dicembre 2014)