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Ecologia – “Expo, vetrina fondamentale”

Fare del deserto un immenso giardino. È il sogno dei pionieri di Israele, un sogno che si sta realizzando anche grazie al contributo del Keren Kayemeth LeIsrael, la più antica organizzazione ecologica al mondo. Nato nel 1901, il KKL delle origini diede vita a una raccolta fondi su scala internazionale per il riscatto del territorio che, il 14 maggio 1948, sarebbe diventato lo Stato ebraico. Cosa bolle in pentola, quali sfide alle porte per la sezione italiana? Ne parliamo con il presidente Raffaele Sassun.
“Il KKL – ci spiega – nel corso di 115 anni si è trasformato e ha cambiato più volte i propri obiettivi. Oggi il KKL è una organizzazione riconosciuta a livello internazionale, lavora insieme alla FAO e ad altre organizzazioni primarie per l’ambiente. IL KKL viene interpellato quando ci sono problemi legati alla natura, come è successo con la vespa australiana, che stava distruggendo completamente le foreste di eucalipto, o legati al benessere dell’uomo, come è successo in Rwanda e in Etiopia. In Italia il KKL ha rapporti con il Corpo Forestale e stiamo lavorando su progetti di sviluppo comune e sulla loro realizzazione per il benessere comune.
Perché è importante sostenere il KKL?
A fianco di tutti i progetti per il mondo e per l’ambiante, Il KKL rimane sempre una organizzazione veramente sionista, forse oggi la più forte e capillare. Sostenere il KKL significa sostenere l’idea di Israele e il mondo che cresce cercando la pace attraverso la realizzazione di progetti di coabitazione con i propri vicini, di progetti di sviluppo sostenibile affinché le prossime generazioni possano avere le stesse scelte che abbiamo noi, di progetti di rispetto di ciò che ci circonda. Finanziare uno specifico progetto tra i 400 che vengono portati a termine ogni anno dal KKL in Israele e nel mondo, significa sapere esattamente dove vanno e come vengono usate le somme offerte.
Ritieni che in Italia ci sia sufficiente consapevolezza delle conquiste israeliane in campo ambientale? L’Expo può essere un veicolo?
Sì e no. In Italia e in Europa c’è una forte consapevolezza delle capacità imprenditoriali e dell’innovazione israeliana. Gli incubatori di start-up vengono citati di continuo e le stazioni di R&D (Research & Development, Ricerca e Sviluppo) del KKL soprattutto nel Negev sono oggetto di visite continue e di stage da parte di studenti e professori universitari. Nonostante ciò in Italia c’è sempre un atteggiamento di lentezza e calma verso il cambiamento soprattutto nel campo agricolo e ambientale. L’Expo è una vetrina particolare dei successi e delle novità che il KKL regala al mondo. Milioni di persone avranno modo di conoscere nuove soluzioni e nuovi attori per un mondo migliore.
Il ministro israeliano Yair Lapid ha lanciato un duro affondo nei confronti del KKL accusando la sua dirigenza di corruzione e legami poco sani con la classe politica. Qual è la tua valutazione a riguardo?
Le elezioni del prossimo marzo risvegliano personaggi che vorrebbero cavalcare gli animi di chi è contrario ai successi del KKL. Basta andare nelle piccole città del Negev e della Galilea per vedere, per sentire, per toccare con mano quale sia il vero atteggiamento della popolazione e degli amministratori locali verso il KKL, unica organizzazione che porta a termine i progetti proposti da giardini nelle scuole a bacini idrici, da punti di incontro per le famiglie dei soldati  a rifugi contro i missili sparsi sul territorio, da parchi con accessi per disabili al recupero di ex discariche. Tutto il resto è polemica strumentale.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked

(8 marzo 2015)