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Siria-Israele, viaggio di sola andata

siriaDa Damasco a Gerusalemme, viaggio di sola andata. Madre e figlia insieme, una fuga avventurosa per chiudere con la Siria e lasciarsi alle spalle le sofferenze di quella che è ormai una microcomunità sempre più esposta a minacce e pericoli. E questo già da tempo, molto prima che i criminali sanguinari dell’Isis conquistassero la ribalta mediatica.
Una storia di coraggio, una storia di speranza: la fuga delle due donne, di cui per motivi di sicurezza non state divulgate le generalità, sta commuovendo l’opinione pubblica israeliana oltre a riproporre il tema della messa in sicurezza di quei nuclei ebraici, ormai ridotti ai minimi termini, che ancora oggi popolano località inospitali delle regioni mediorientale, africana e asiatica. La storia dello Stato di Israele racconta d’altronde di salvataggi spettacolari e di operazioni avallate con ingente spiegamento di uomini e mezzi, fosse anche per mettere al sicuro una singola persona.
Madre e figlia sono ora ospitate dall’Agenzia ebraica in un centro specilizzato per far sì che la loro integrazione nel nuovo paese possa avvenire in modo indolore e nei tempi più rapidi. Sempre l’Agenzia ebraica lancia l’allarme: guai ad abbassare la guardia, il lavoro non è ancora finito. Solo a Damasco vivrebbero infatti una ventina di ebrei (con qualche resistenza, in particolare nei più vecchi, ad andarsene). Altri scenari di crisi aperti riguardano invece lo Yemen, l’Iraq e il Kurdistan. Una manciata di persone in tutto ma, come insegna il Talmud, “chi salva una vita salva il mondo intero”.

a.s twitter @asmulevichmoked

(Nell’immagine i caschi blu dell’Onu al confine tra Israele e Siria)

(8 marzo 2015)