Israele – “Hamas, minaccia costante”

cerimonia monte herzlA distanza di un anno dall’avvio dell’operazione israeliana a Gaza Tzuk Eitan (nota in Italia con il nome di Margine Protettivo), la Knesset, il parlamento israeliano, ha deciso di dedicare una sessione per valutare gli effetti dell’ultima guerra contro il movimento terroristico di Hamas e i passi da intraprendere per il futuro. “Il prossimo conflitto sarà persino peggiore dell’ultimo – ha avvisato lunedì il presidente d’Israele Reuven Rivlin, parlando alla cerimonia tenutasi al cimitero militare del Monte Herzl di Gerusalemme in memoria dei soldati caduti a Gaza – È chiaro che un conflitto di questo tipo richiederà decisioni difficili e decisive”. “Quando non si aprirà più il fuoco contro Sderot, Nahal Oz, Nir Banim, Ashdod o Ashkelon allora la Striscia di Gaza non sarà più colpita”, l’avvertimento del presidente ai vicini di Hamas. E proprio il movimento terroristico che controlla Gaza ha fatto sapere in queste ore di non avere intenzione di riaprire il fronte dello scontro con Israele. A dichiararlo alla radio dell’esercito israeliano, Razi Hamed, ministro degli Esteri dell’amministrazione Hamas, secondo cui il movimento vorrebbe mantenere la calma nella Striscia. Interrogato sulle voci di una trattativa segreta con Israele per un accordo di cessate il fuoco duraturo, Hamed ha negato vi siano dei colloqui in corso mentre ha dichiarato che il materiale introdotto nella Striscia e destinato alla ricostruzione dell’area dopo il conflitto, non è stato destinato ad altri scopi. La preoccupazione di Israele è che Hamas stia nuovamente costruendo tunnel sotterranei per introdursi oltreconfine e colpire i civili israeliani. Proprio quel reticolo di tunnel che Tsahal, l’esercito israeliano, si è impegnato a distruggere nel corso dei 50 giorni di conflitto della scorsa estate, così come le postazioni di lancio dei missili. E nelle ultime settimane i missili sono tornati a farsi sentire nel Sud di Israele, seppur Hamas abbia negato ogni coinvolgimento. “Siamo pronti ad agire con la forza se necessario”, ha dichiarato il premier Benjamin Netanyahu nel corso della cerimonia al Monte Herzl mentre Rivlin, parlando delle ultime minacce provenienti oltreconfine, ha sottolineato che Israele “non può continuare ad essere ostaggio di un nemico che opera nel cuore della sua stessa popolazione civile. Un nemico che non rispetta i diritti umani, che non rispetta la vita, che disprezza il diritto internazionale e la democrazia”. Un nemico fortemente indebolito, ha sottolineato Netanyahu – che riguardo all’operazione Tzuk Eitan ha dichiarato “abbiamo ottenuto qualcosa di significativo” – ma che può ancora contare sul supporto dell’Iran, paese oggi protagonista della scena internazionale vista la scadenza in queste ore del termine per siglare l’accordo con le potenze occidentali sul nucleare. Tema, quest’ultimo, in cima all’agenda di Netanyahu che ha ribadito la sua contrarietà all’accordo, impegnandosi a bloccarlo.

(A destra Adi Kaplan, vedova del capitano Zvi Kaplan, ucciso a durante l’operazione Tzuk Eitan, accende una torcia durante la cerimonia al Monte Herzl in memoria dei soldati caduti lo scorso anno a Gaza)

(7 luglio 2015)