…intifada

La strategia islamica nei confronti di Israele è stata definita molto lucidamente dall’ayatollah Khamenei, il capo supremo del regime iraniano, più o meno in questi termini: “Distruggere Israele, e comunque, con l’aiuto di Allah, non concedere un solo giorno di pace al regime sionista”. Da parte sua, lo scrittore e analista politico palestinese Ahmad Rafiq Awad dice: “I mezzi utilizzati nella seconda intifada non possono essere utilizzati in qualsiasi sollevazione futura, ma le persone sono innovative nella creazione di nuovi mezzi. Abbiamo bisogno di una intifada di bassa scala che non paralizzi la vita sociale, ma mantenga l’occupazione e i coloni in uno stato di tensione e di insicurezza, mentre gli scontri dovrebbero essere distribuiti in tutte le regioni”. In altre parole, è la strategia della tensione permanente tanto ben nota in Italia dai giorni di Lotta Continua e delle Brigate Rosse. La questione è se il governo israeliano possieda abbastanza cultura e perizia politica per capire come misurarsi con questo tipo di sfida, e soprattutto come concludere la tenzone con il minimo di danni subiti e con il massimo di esiti positivi per la società civile. Forse bisognerebbe invitare un consulente dall’Italia.

Sergio Della Pergola, Università Ebraica di Gerusalemme

(8 ottobre 2015)