L’escalation di violenza in Israele e i media
Conflitto, informazione malata

L’attenzione dei media internazionali è tornata a puntare i riflettori su Israele e sulla recente escalation di violenza con i palestinesi con l’esplosione della cosiddetta “rivolta dei coltelli”: accoltellamenti e aggressioni di singoli e improvvisati terroristi palestinesi contro civili e soldati israeliani. Solo nelle scorse ore si sono verificati due di questi attacchi: due israeliani sono stati feriti in un attentato a Pisgat Ze’ev, Gerusalemme. Le vittime, in condizioni gravi, hanno 16 e 20 anni. I due terroristi palestinesi sono stati immobilizzati dalla polizia. Poco prima altre due persone erano state aggredite e ferite a Giv’at HaTahmoshet, a nord di Gerusalemme, da una donna, poi fermata dalle autorità.
La situazione di tensione è alta e una realtà così delicata e infiammabile come quella mediorientale richiede grande attenzione e precisione nel riportare le notizie. È non sempre è così tra gli addetti ai lavori. È il caso della britannica Bbc che in riferimento all’attentato a Gerusalemme dello scorso 3 ottobre, in cui sono stati accoltellati e uccisi due israeliani e in seguito è stato ucciso l’attentatore palestinese, titolava “Un palestinese colpito a morte dopo che un attacco a Gerusalemme uccide due persone”. Un titolo che non ricostruisce i fatti, anzi li rende fraintendibili togliendo del tutto il contesto all’accaduto. Il portavoce della Bbc, interpellato da Yedioth Ahronoth, ha ammesso che “il titolo non rappresentava in modo accurato gli eventi”. Anche la correzione successiva da parte del network britannico sulla titolazione dello stesso articolo non era esente da critiche: “israeliani uccisi nella Città Vecchia da ‘un palestinese’”, con l’identità dell’attentatore messa tra virgolette, come se non si trattasse di un fatto acclarato ma di una supposizione di altri. Sempre in Gran Bretagna, l’Indipendent riportava lo scorso sabato (10 ottobre) così la notizia dell’uccisione di un ragazzo palestinese che aveva aggredito e ferito due anziani israeliani a Gerusalemme: “Forze di sicurezza israeliane uccidono un ragazzo di 16 anni, dopo un accoltellamento a Gerusalemme mentre le violenze continuano”.
La ricostruzione chiara dei fatti sin dalle prime battute di un articolo, in particolare dal suo titolo, permette al lettore di capire immediatamente la notizia e l’Indipendent non sembra seguire questa logica.
Anche in Italia vi sono casi da prendere in esame e spunto di riflessione in particolare perché legati ad autorevoli quotidiani. Come il caso dell’articolo pubblicato dal Corriere della Sera di oggi in cui in riferimento alle vittime palestinesi si scrive “uccise” e “ammazzate” mentre “gli israeliani morti sono quattro”. Terminologie diverse che sembrano suggerire al lettore che da una parte si uccide mentre dall’altra si muore. Sempre oggi Repubblica scrive “ieri sera in una drammatica seduta del Consiglio di Difesa il premier Benjamin Netanyahu ha addossato al Movimento islamico in Israele – l’alleanza dei partiti arabi che siede alla Knesset con 13 deputati – buona parte della responsabilità di questa ondata di violenza. E ha preannunciato l’intenzione di metterlo fuori legge”. Esigenze dettate dalla carta stampata forse non permettono analisi approfondite ma dire che il premier Netanyahu vuole bandire il partito arabo dalla Knesset, il parlamento israeliano, è falso. Il Movimento islamico non corrisponde alla Lista araba che si è presentata alle scorse elezioni israeliane ma è una realtà legata ai Fratelli musulmani, divisa al suo interno in due correnti: quella del nord, considerata più dura e aggressiva nei confronti di Israele, quella del sud ritenuta più moderata. Netanyahu ha puntato il dito in particolare contro la fazione cosiddetta del Nord, accusandola di istigare alla violenza contro gli israeliani. A fianco al Movimento islamico, tra i fomentatori della “rivolta dei coltelli”, il Premier ha poi indicato anche Hanin Zoabi, lei sì parlamentare della Knesset, Hamas e l’Autorità nazionale palestinese. Su quest’ultima, peraltro, si è espresso lo Shin Bet, l’intelligence israeliano, dichiarando che l’Anp sta facendo il possibile per contenere le violenze. Insomma, i parlamentari arabi non sono stati banditi dalla Knesset ma la situazione è molto più complessa.
Meriterebbero un discorso a parte i casi di vera e propria invenzione dei fatti, pericolosa quanto inammissibile. Come quei sedicenti siti di informazione che riportando la notizia dell’uccisione lo scorso anno di un ragazzo palestinese da parte di estremisti israeliani (pista che fu subito dichiarata dalle autorità), imputarono l’omicidio a una presunta omosessualità del ragazzo e a un regolamento di conti interno alla famiglia, senza citare nessuna fonte.

Daniel Reichel

(12 ottobre 2015)