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rassegna stampa – Favole a mano armata

“Bambini fate i bravi, che vi racconto la fiaba della Nonnina con la lupara, di Biancaneve con la Colt45 e dei Tre Porcellini con l’Uzi. Venite nel nuovo mondo dei Fratelli Grimm, di Andersen, di Perrault, e, presto, di Disney riscritto e rivisitato dalla lobby americana delle armi, la Nra, che sta lanciando i classici delle favole a mano armata, per incoraggiare voi, bambini, a diventare da adulti clienti e pistoleri”. È Vittorio Zucconi su la Repubblica del 26 marzo a raccontare come una scrittrice di libri per l’infanzia, Amelia Hamilton, abbia cominciato a riscrivere le fiabe più celebri, partendo da Cappuccetto Rosso. L’esperimento pare piacere così ha continuato con un altro racconto celebre, Hänsel e Gretel, armati di revolver, e ha intenzione di continuare.

La scuola è pubblica. “La scuola pubblica rappresenta una scelta neutra, mentre la privata potrebbe ‘orientare il minore verso determinate scelte educative o culturali in genere'”. Con questa motivazione – raccontata da Franco Vanni sulla Repubblica il 30 marzo in un articolo che abbiamo voluto riproporre integralmente in questa newsletter – il Tribunale di Milano ha deciso che i figli di una coppia separata debbano frequentare un istituto statale. La sentenza conclude che “non si possa affatto dire che la scuola privata risponda ‘al preminente interesse del minore’, poiché vorrebbe dire che le istituzioni di carattere privato sono migliori di quelle pubbliche”. Il giudice conclude che “la decisione dell’Ufficio giudiziario non può che essere a favore dell’istruzione pubblica”.

Evasione inopportuna. Si chiama Thijs Verbene, è un imprenditore olandese di 19 anni, e si è lanciato in un’impresa di dubbio gusto. La notizia, pubblicata il 28 marzo da La Vanguardia, è destinata a fare scalpore perché nonostante le “evasion room” siano da tempo una moda affermata trovarsi chiusi in una simulazione della casa di Anne Frank e dover riuscire a uscirne per divertimento non è sicuramente cosa che passerà inosservata. Immediata la reazione della Fondazione Anna Frank, che ha portato a un dibattito acceso. Il giovane imprenditore ha risposto di capire alcune contestazioni ma dopo aver portato qualche modifica al testo di presentazione della sua ultima impresa ha deciso di non rinunciare al progetto.

Ada Treves twitter @atrevesmoked

(1° aprile 2016)