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Israele e le strette acque di Tiran

stretti tiranIl 22 maggio del 1967 il raiss egiziano Nasser annunciava la chiusura dello stretto, o meglio degli Stretti di Tiran: i passaggi marittimi nel golfo di Aqaba a nord del mar Rosso, sul lato orientale della penisola del Sinai, che separano l’Egitto dall’Arabia Saudita. In pratica Nasser aveva annunciato il blocco sul porto israeliano di Eilat, che si affaccia appunto sul Mar Rosso. Per arrivarvi (e per andarsene) le navi israeliane dovevano passare dagli Stretti di Tiran, un’area dunque strategica per lo Stato ebraico. Il blocco significava soffocare il porto di Eilat. La Guerra dei sei giorni in cui l’esercito di Nasser fu travolto dalle forze israeliane ripristinò il traffico marittimo israeliano nel golfo di Aqaba. La libera circolazione delle navi battenti bandiera d’Israele sarà poi sancita nel 1979 con gli Accordi di Camp David tra il Cairo e Gerusalemme. Ma ora quell’area, concessa dall’Arabia Saudita all’Egitto, è tornata sotto la sovranità saudita e in molti si sono chiesti se questo metta a rischio gli interessi di Israele. Secondo diversi commentatori israeliani non c’è da preoccuparsi ma la nuova sovranità sulle isole di Tiran e Safir deve essere interpretata alla luce dell’intero contesto mediorientale.
L’Egitto, secondo quanto riporta Haaretz, aveva avvisato Gerusalemme nelle scorse settimane della cessione (o restituzione) di sovranità sull’area ai sauditi, a dimostrazione dei buoni rapporti diplomatici tra i due paesi. La preoccupazione espressa sempre su Haaretz dall’analista Zvi Barel è legata al futuro della libertà di transito nel golfo del Mar Rosso e a un possibile cambio di status dell’isola, su cui fino ad oggi si trovava un ufficio di osservatorio internazionali e un avamposto dell’esercito egiziano secondo quando deciso a Camp David.
L’Egitto, secondo quanto riporta Haaretz, aveva avvisato Gerusalemme nelle scorse settimane della cessione (o restituzione) di sovranità sull’area ai sauditi, a dimostrazione dei buoni rapporti diplomatici tra i due paesi. La preoccupazione espressa sempre su Haaretz dall’analista Zvi Barel è legata al futuro della libertà di transito nel golfo del Mar Rosso e a un possibile cambio di status dell’isola, su cui fino ad oggi si trovava un ufficio di osservatorio internazionali e un avamposto dell’esercito egiziano secondo quando deciso a Camp David. Il quotidiano Yedioth Ahronth riporta le parole del ministro degli Esteri saudita Adel al-Jubeir secondo cui Riyad non ha nessun interesse ad entrare in conflitto con lo Stato ebraico ma che “l’Arabia Saudita non condurrà negoziati con Israele e non siglerà accordi fino a che non sarà trovata una soluzione con i palestinesi”. In queste ore è arrivata intanto la dichiarazione del ministro della Difesa Moshe Yaalon sulla questione: “dall’Arabia Saudita abbiamo una garanzia scritta riguardo alla libertà di transito negli Stretti di Tiran”.
La “nuova proprietà” delle isole del Mar Rosso non dovrebbe cambiare dunque lo status quo ma è il segnale della via tracciata da Riyad che vuole unire attorno a sé il mondo sunnita, a maggior ragione di fronte al rafforzarsi dell’Iran sciita. In quest’ottica, spiega Boaz Bismuth di Israel Hayom, bisogna leggere l’accordo con l’Egitto verso cui sono confluiti negli ultimi anni diversi milioni di dollari provenienti dalle casse saudite. Haaretz parla di 20 miliardi di dollari che le imprese saudite investiranno nel prossimo futuro in territorio egiziano. A questi, si aggiungeranno 1,5 miliardi per per lo sviluppo di nord del Sinai. “Riyadh, che ha perso fiducia in Washington, – scrive Bismuth – sta formando una nuova coalizione. Dopo aver fatto l’occhiolino ai russi, i sauditi hanno deciso di costruire un nuovo asse sunnita Egitto, Turchia e Arabia Saudita siano strette da un alleanza”.
La “nuova proprietà” delle isole del Mar Rosso non dovrebbe cambiare dunque lo status quo ma è il segnale della via tracciata da Riyad che vuole unire attorno a sé il mondo sunnita, a maggior ragione di fronte al rafforzarsi dell’Iran sciita. In quest’ottica, spiega Boaz Bismuth di Israel Hayom, bisogna leggere l’accordo con l’Egitto verso cui sono confluiti negli ultimi anni diversi milioni di dollari provenienti dalle casse saudite. Haaretz parla di 20 miliardi di dollari che le imprese saudite investiranno nel prossimo futuro in territorio egiziano. A questi, si aggiungeranno 1,5 miliardi per per lo sviluppo di nord del Sinai. “Riyadh, che ha perso fiducia in Washington, – scrive Bismuth – sta formando una nuova coalizione. Dopo aver fatto l’occhiolino ai russi, i sauditi hanno deciso di costruire un nuovo asse sunnita Egitto, Turchia e Arabia Saudita siano strette da un alleanza”.

d.r.

(12 aprile 2016)