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lo yiddish in gara – Fra kneydl e chremslach

spellingSe sicuramente non tutti sanno cosa sia un “chremslach” – per la cronaca: un dolce fritto a base di matzah – saranno molto pochi a sapere quale sia la sua grafia corretta. Tra questi c’è il tredicenne Jairam Hathwar, che ha sillabato correttamente la parola in yiddish alla finale nazionale della Scripps National Spelling Bee, la celebre gara di spelling statunitense. I passi per arrivarci sono molti e la competizione è alta, infatti in tutte le scuole medie del paese ci sono piccoli mostri dell’ortografia, che divorano dizionari e vengono chiamati Bees, api, e i migliori partecipano alla finale nazionale della Scripps National Spelling Bee, addirittura trasmessa in televisione.
Jairam ha vinto a pari merito con l’undicenne Nihar Janga, da Austin, in Texas, che tra l’altro è uno dei vincitori più giovani della gara, dopo ben 39 round. È il terzo anno consecutivo che il risultato è un pari merito, e a dire il vero non è nemmeno la prima volta che una parola in yiddish, anzi di un piatto ashkenazita per la precisione, risulta decisiva per il titolo di campione nazionale di spelling. Nel 2013 infatti a portare alla vittoria il tredicenne di origine indiana Arvind V. Mahankali era stata la parola knaidel (una polpetta sempre di matzah). La storia di Arvind aveva tra l’altro fatto il giro del mondo per il grande dibattito che si era aperto proprio intorno alla parola che glielo aveva fatto guadagnare: si scrive knaidel o kneydl? Secondo il Webster’s Third New International Dictionary, il lessico ufficiale su cui si basa la gara, lo spelling corretto sarebbe knaidel, come ha sillabato il piccolo campione. Ma invece secondo i linguisti del YIVO Institute for Jewish Research, l’istituzione riconosciuta come l’autorità suprema in materia di yiddish, si scrive kneydl. Tutti avevano dato la loro opinione, ma alla fine come molto spesso avviene quando si deve arbitrariamente traslitterare in caratteri latini una lingua complessa come l’yiddish, non si venne a una risposta definitiva. Samuel Norich, ex direttore del YIVO nonché attuale editore delle edizioni inglese e yiddish del Jewish Daily Forward, aveva espresso la sua frustrazione, dal momento che l’yiddish non è una lingua propria di nessun paese e dunque non è mai stata realmente formalizzata, e perciò “lo spelling knaidel, essendo stato sentito dal mondo intero in tv, finirà per entrare nell’uso”. Le redattrici di un lungo e accuratissimo articolo del New York Times, che titolava “Alcuni affermano che lo spelling di una parola vincente non fosse kasher”, avevano persino riportato i pareri di alcuni ultraottuagenari partecipanti di madrelingua yiddish a un acceso dibattito a pranzo in una comunità ebraica del Bronx, che naturalmente non sapevano mettersi d’accordo.
Ma la cucina yiddish è un grande classico per le Spelling Bees già da molto più tempo. Nel 2009 era comparso tra le parole da sillabare alla finale il biscotto chiamato “kichel”, e nel 2006 la quattordicenne Saryn Hooks era stata eliminata perché i giudici avevano creduto che avesse sbagliato lo spelling di “hechsher” , un termine che indica l’approvazione rabbinica per un cibo preparato secondo le regole della casherut. Alla fine però il fratello di un suo avversario aveva fatto notare che il suo spelling era in realtà corretto e aveva avvertito i giudici, che avevano finito col darglielo per buono riammettendo Saryn nella gara. La quale quella volta non vinse, ma l’yiddish sicuramente ebbe uno di tanti momenti di protagonismo.

Francesca Matalon

(3 giugno 2016)