PISA – Dammi cinque

bennet-matematicaNei risultati del famoso Programma per la valutazione internazionale dell’allievo (meglio noti come Pisa), gli studenti israeliani risultano avere difficoltà in matematica: secondo il test internazionale – spesso oggetto di critiche – sono infatti al di sotto della media Ocse, e questo ha portato al lancio di un nuovo programma curriculare in Israele in cui l’insegnamento della materia è stato rafforzato. In particolare, lo scorso anno è partita la campagna “Dammi cinque” (Give five) dedicata ai liceali, un progetto promosso dal ministero dell’Educazione, diretto ad aumentare il numero di studenti che completano cinque moduli di matematica alla maturità (si tratta di studi in matematica avanzata). Un numero che dal 2005 a oggi è costantemente sceso: i ragazzi che hanno portato alla maturità questi cinque moduli nel 2005 erano 13mila mentre nel 2010, 10.500, e nel 2015 erano meno di 10mila. L’obiettivo della campagna “Give five”, aveva dichiarato il ministro dell’Educazione Naftali Bennett, è portare quel numero attorno ai 18mila: un obiettivo strategico, spiegava il ministro, per fornire figure professionali all’high tech israeliano, settore in cui il Paese primeggia a livello mondiale. Secondo il capo scientifico del ministero dell’Educazione, per continuare lo sviluppo servono però altri 10mila tra programmatori e ingegneri e da cui l’incentivo del governo alle materie scientifiche (iniziato già da diverso tempo).
Non tutti però hanno apprezzato la campagna messa in piedi dal ministero riguardo allo studio della matematica avanzata. Il presidente del consiglio studentesco nazionale Eliav Batito ad esempio, ha parlato dei “cinque moduli della matematica” come di un “vitello d’oro”. “Siamo di fronte a una vera e propria battaglia rispetto al carattere che deve assumere il sistema educativo – Vogliamo un sistema che porti a dare seguito al nostro potenziale e ai nostri valori o uno basato unicamente sui risultati”. Secondo Batito, tutta la campagna mediatica del ministero è stata troppo incentrata nel valorizzare coloro che riescono a conseguire gli studi in matematica avanzata, sminuendo al contempo chi non riesce a raggiungere l’obiettivo. Parlando ai media israeliani, Romi Segal, studente di un liceo di Haifa che ha aperto una seguita pagina facebook di protesta (To give of myself, il nome della pagina), ha spiegato che “la campagna per noi è offensiva. Il messaggio che arriva è che ‘quando in Tv dicono che l’unica strada per avere successo nella vita è imparare più matematica, stanno sminuendo i miei interessi, quelli dei miei amici, di tutti coloro che invece che cinque moduli (di matematica) ne completano tre o quattro”. Non vogliamo essere una macchina sforna risultati, recita un’altra pagina creata sui social contro la campagna che apre una porta su un altro problema discusso in Israele: la predominanza dell’attenzione ai risultati, ai punteggi, rispetto all’educazione complessiva. Un elemento criticato dagli studenti ma anche da diversi educatori, come Yoram Harpaz professore di educazione al Beit Berl College: “Abbiamo un ossessione per i risultati del Pisa – affermava in un’intervista – ma perdiamo di vista l’educazione dei giovani. Il processo di apprendimento sta diventando sempre più artificiale, l’affollarsi di esami e valutazioni inquinano il campo educativo”.
Rispetto alla campagna “Give five”, il ministro Bennett ha ammesso che è stata gestita in modo troppo aggressivo. “Ha dato la sensazione che chi non consegue i cinque punti – ha spiegato – non avrà successo ma non è così”. Diversi studenti e genitori, appoggiati anche dai docenti, chiedono però qualcosa di diverso, un ripensamento complessivo del sistema scolastico. 80 esami in un anno, affermano i ragazzi, sono troppi. “Ci dimentichiamo tutto in fretta – le parole di una studentessa di Tel Aviv – e siamo incasellati in punteggi ma poi non sappiamo affrontare i problemi concreti della vita”.

Daniel Reichel

(9 settembre 2016)