sicurezza – Rientro francese

franciaSettembre, si torna dalle vacanze, si torna alla routine, si torna tra i banchi di scuola – niente di più normale. Ma quest’anno la tanto temuta e allo stesso anche amata ‘rentrée’ avrà per gli studenti e per gli insegnanti francesi un sapore un po’ diverso, o forse sarebbe meglio dire un po’ amaro. Dopo un’estate segnata dalla violenza e dalla tristezza, il governo d’Oltralpe ha infatti deciso di non voler correre rischi per l’anno scolastico iniziato il 1 settembre, e dunque ha ritenuto una “priorità assoluta” prendere delle nuove e intensificate misure di sicurezza per tutti i 64 mila istituti pubblici del paese. Non si tratta più dunque della tanto dibattuta Opération Sentinelle, che dopo gli attentati di gennaio disponeva 10 mila militari in tutti i siti ritenuti sensibili, tra cui sinagoghe, scuole e centri comunitari ebraici. Stavolta sono tutte le scuole a essere interessate dal nuovo piano, che prevede tra le altre cose anche l’istituzione di uno stato maggiore per la sicurezza espressamente dedicato alle scuole.
La decisione di intensificare le misure già esistenti nasce da una minaccia direttamente rivolta dallo Stato Islamico al sistema scolastico francese, accusato in un messaggio diffuso attraverso i suoi canali di comunicazione di
“insegnare la laicità in guerra aperta con la fede musulmana”. Il piano del governo prevede dunque, oltre a un rafforzamento numerico e organizzativo delle squadre delle forze dell’ordine preposte alla sorveglianza degli istituti scolastici, anche lo stanziamento di un fondo di 120 milioni di euro per finanziare lavori per una messa in sicurezza degli edifici. Ma al di là degli aspetti più materiali, lo Stato ha previsto anche di investire sulla formazione di insegnanti e per creare una sorta di cultura della gestione dei pericoli e della sicurezza negli istituti scolastici, con simulazioni e corsi per creare consapevolezza e scongiurare una psicosi collettiva.
Nel frattempo, mentre le scuole pubbliche prendono sempre più coscienza delle minacce dell’estremismo islamico, nel paese si registra anche un’altra tendenza che riguarda le scuole ebraiche, che vedono un aumento di iscrizioni legato invece a una volontà della comunità francese di proteggersi dagli episodi di antisemitismo. Trent’anni fa infatti la maggior parte degli ebrei francesi iscriveva i figli in scuole pubbliche, mentre oggi sono solo un terzo i genitori che compiono questa scelta. I restanti due terzi degli studenti sono divisi equamente tra scuole ebraiche e scuole private non ebraiche, tra cui protestanti e cattoliche.
L’aumento negli episodi di antisemitismo nelle scuole francesi coincide secondo quanto rilevato in un rapporto del 2004 a cura del ministero dell’Istruzione con un generico aumento degli episodi di antisemismo nel paese. Molti dei quali sarebbero negli ultimi anni legati a un sentimento antiebraico particolarmente radicato nei cittadini musulmani e legato profondamente all’antisionismo. E in effetti Francis Kalifat, il presidente del Conseil Représentatif des Institutions Juives, la massima rappresentanza ebraica d’Oltralpe, attribuisce la massiccia assenza degli studenti francesi dalle scuole pubbliche a “una cattiva atmosfera dovuta a molestie, insulti e aggressioni”, ma anche a “una simultanea crescita nel sistema dell’istruzione ebraica”.
Un miglioramento cominciato molto prima che l’antisemitismo diventasse in Francia una minaccia quotidiana, in particolare per impulso dei molti ebrei immigrati dal nord Africa negli anni ’50 e ’60. Arrivando in una comunità ebraica decimata dalla Shoah, ha infatti ricordato Kalifat, lui stesso nato in Algeria, gli ebrei maghrebini, più tradizionalisti e religiosi, contribuirono alla sua rinascita anche grazie alla fondazione di decine di istituzioni scolastiche e in generale educative. “Essi hanno sviluppato tutti i settori della vita ebraica – le sue parole – ma più di tutto le scuole”. Uno sforzo che dato i suoi frutti, tanto che l’anno scorso ben due scuole ebraiche sono state poste ai vertici di una classifica francese di circa 4.300 scuole.

Francesca Matalon

(9 settembre 2016)