Prima lo Stato o prima la terra? L’interrogativo aperto dalla nuova legge sugli insediamenti
Lunedì scorso la Knesset, il parlamento d’Israele, ha votato in prima lettura una legge considerata controversa: la Legge di Regolamentazione, ovvero un provvedimento che permetterebbe al governo di Gerusalemme di riconoscere retroattivamente le costruzioni realizzate su terreni palestinesi in Cisgiordania e dunque di legalizzarli. La norma – passata lunedì con 60 voti favorevoli e 49 contrari e che ora prima di essere promulgata dovrà passare altre due letture – stabilisce che se chi ha costruito non era al corrente di averlo fatto su terreni privati e se lo Stato, direttamente o indirettamente (ad esempio procurando elettricità alle abitazioni), ha riconosciuto le costruzioni, allora si applica la sanatoria ex post. La norma prevede anche una compensazione finanziaria per chi dimostri di essere proprietario dei terreni su cui sono stati costruiti gli insediamenti.
La legge, fortemente sostenuta dai partiti della destra israeliana ma che ha ricevuto critiche anche da membri del Likud (il partito del Primo ministro Benjamin Netanyahu), è talmente problematica che lo stesso procuratore dello Stato Avichai Mandelblit ha ripetutamente chiesto al governo e al parlamento di bloccarla. Mandelblit ha esplicitamente detto ai membri della Knesset e dell’esecutivo che la norma viola il diritto internazionale e che non sarebbe stato in grado di difenderla davanti alla Corte Suprema israeliana. In teoria la norma è nata proprio per fermare una decisione della Corte Suprema sull’insediamento di Amona: qui, nei pressi di Ramallah, vivono 40 famiglie e i giudici ne hanno ordinato con una sentenza del 25 dicembre 2014 lo sgombero entro due anni. Un periodo di tempo che scadrà il prossimo 25 dicembre. Per bloccare lo sgombero obbligatorio, i parlamentari di HaBaiyt HaYehudi Betzalel Smotrich e Shuli Moalem-Refaeli e quelli del Likud David Bitan e Yoav Kisch, hanno proposto la norma in questione, il cui tema era già stato discusso rispetto ad altre proposte di legge. Dopo un’accesa discussione interna alla coalizione, con il Primo ministro Netanyahu e il ministro delle Finanze Moshe Kahlon contrari all’approvazione di un provvedimento in aperto contrasto con la sentenza della Corte suprema, la questione Amona è stata rivista: della Legge di Regolamentazione, l’insediamento in questione infatti non farà parte. I residenti di Amona verrano ricollocati temporaneamente su un terreno poco distante su cui non risiedono i proprietari (si tratta di quei casi regolati dal corpo di leggi Absentees Property Law).
Ma la problematicità della legge rimane e lo dimostrano le opinioni completamente opposte di due uomini della destra israeliana: Bennett e Benny Begin, figlio di Menachem, e uomo del Likud. Il primo ha salutato lunedì la legge usando toni entusiasti: “Oggi la Knesset è passata dal percorso per creare uno Stato palestinese a quello di estensione della sovranità in Giudea e Samaria. Non ci sono dubbi: la legge permetterà l’estensione della sovranità israeliana”. Il secondo ha votato contro e ha spiegato alla radio dell’esercito che “Dobbiamo fare attenzione quando si tratta di approvare leggi che riguardano cittadini arabi che sono sotto le nostra regole e che non possono votare per la Knesset. Non è sano, non è giusto far passare questa legge e poi aspettarsi che l’Alta Corte la annulli per poi dire: ‘Quelli della sinistra hanno annullato di nuovo le nostre leggi.’ … Quello che abbiamo qui è una legge dannosa per lo Stato di Israele”. Lo stesso Netanyahu ha cercato di arginare l’approvazione della legge, ritenendola pericolosa a livello internazionale. E, come ha spiegato Begin – da sempre favorevole agli insediamenti -, la Corte suprema con ogni probabilità riterrà il provvedimento incostituzionale. Arrivare quindi a uno scontro così palese tra due poteri, spiegano diversi analisti, è rischioso per l’equilibrio dell’intero ordinamento. Come ha rilevato un membro della Knesset, interrogato sulla questione, il tema posto qui è se viene prima “Medinat Israel o Eretz Israel”, ovvero se viene prima lo Stato con le sue regole o il legame con la terra.