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preghiera…

La formula di preghiera per lo Stato d’Israele, composta nel 1948 dai Rabbini capo Izhak Halevi Herzog e Ben Zion Uziel, viene recitata di Sabato e nei giorni solenni in quasi tutte le Sinagoghe in Italia, in conformità alla linea di pensiero del sionismo religioso che riconosce allo Stato d’Israele un significato particolare, non solo nella storia ebraica ma in una delle concezioni fondamentali dell’ebraismo, l’attesa messianica, come espresso nelle parole del testo che definiscono Israele quale “Reshit zemichat Gheulatenu – Inizio della fioritura della nostra redenzione”. La preghiera, che nella prima parte invoca per Israele la protezione dai nemici, pace e ispirazione di consigli graditi al Signore per i suoi governanti, contiene anche espressioni notevoli riguardanti gli ebrei della diaspora, per i quali si auspica che il Signore “li ricordi in tutti i paesi in cui sono dispersi e li conduca, presto, a testa alta, a Zion e a Gerusalemme”. Infine si esprime la speranza che, attraverso lo Stato d’Israele, possa manifestarsi pienamente la sovranità di D.O su tutto il creato, in modo tale da essere riconosciuto dall’umanità intera.
Sono concetti molto elevati che, al di là di tutte le discussioni inerenti al significato intrinseco dello Stato d’Israele, sviluppate in settori contrapposti dell’ebraismo religioso, pongono complessi interrogativi sul significato del nostro essere ebrei nella diaspora, interrogativi che nel fervore della preghiera sono probabilmente elusi; forse è necessario ripartire proprio dalle domande che da questo testo scaturiscono, per capire quale sia oggi e domani, il senso e la prospettiva della vita ebraica fuori da Israele. Per comprendere, in questo “inizio di fioritura della redenzione”, quale sia il nostro ruolo e il nostro compito. Altrimenti rischia di essere una preghiera vana, che recitiamo senza sentirci coinvolti personalmente.

Giuseppe Momigliano, rabbino