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Jihad islamica, il terrore
sostenuto dall’Iran

jihad islamicaDietro gli attacchi di queste ore contro Israele c’è l’altra organizzazione terroristica palestinese di stanza a Gaza: la Jihad islamica, che da tempo opera nell’enclave e che compete con i terroristi di Hamas per ottenere il dominio sull’area. La Jihad islamica, che è considerata un’estensione dell’Iran nella Striscia, si ispira al pan-islamismo e al nazionalismo palestinese ed è stata creata nel 1979. Si oppone ideologicamente all’esistenza dello Stato di Israele e ritiene che la jihad porterà ai suoi due obiettivi primari: la distruzione di Israele e la creazione di uno Stato islamico palestinese al suo posto. Ha dunque obiettivi simili a Hamas ma rifiuta del tutto di impegnarsi in negoziati o nel processo diplomatico. Non cerca una rappresentanza politica all’interno dell’Autorità palestinese, e per questo, mentre Hamas ha scelto di partecipare alle elezioni del Consiglio legislativo palestinese del 2006, la Jihad islamica ha incoraggiato i palestinesi a boicottare le elezioni. I due gruppi terroristici hanno in ogni caso unito le forze in numerose occasioni, macchiandosi di diversi attacchi congiunti come il sanguinoso attentato suicida al Beit Lid Junction in Israele nel 1995, in cui otto israeliani furono uccisi e più di 50 feriti.
La Jihad islamica, spiegano gli esperti di terrorismo Yoram Schweitzer e Aviad Mendelboim, si affida completamente all’Iran, che finanzia la maggior parte del suo budget e fornisce all’organizzazione armi e rifornimenti militari. “In cambio, l’organizzazione opera secondo i obiettivi comuni. Gli incontri periodici tra i massimi dirigenti iraniani e i leader della Jihad islamica riflettono questa vicinanza, così come le dichiarazioni di sostegno reciproco, come la dichiarazione del 30 dicembre 2018, dopo un incontro tra Ali Shamkhani, presidente del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano, il ministro degli affari esteri iraniano Javad Zarif, e Ziad al-Nakhla (leader della Jihad islamica); l’incontro si è concluso con una dichiarazione di sostegno e impegno iraniano nei confronti del popolo palestinese. Contemporaneamente, l’Iran sta rafforzando i suoi legami con Hamas, soprattutto con la sua ala militare, e sta sfruttando il fatto che oggi Hamas non ha quasi nessun altro alleato significativo nell’arena mediorientale, a parte l’Egitto e il Qatar”. Mentre l’Iran lavora per destabilizzare la sicurezza d’Israele, quest’ultima si trova ad affrontare un interrogativo complicato dal punto di vista della strategia militare. “Poiché finora Hamas non ha frenato attivamente l’intensificazione delle attività militari della Jihad islamica a Gaza, – spiegano ancora Schweitzer e Mendelboim – Israele si trova di fronte al dilemma rispetto a come neutralizzare le attività della Jihad islamica e contrastare i suoi tentativi di dettare nuove regole del gioco, senza che le contromisure si trasformino in un confronto totale nella Striscia di Gaza”.
Israele ha risposto per il momento alle attività terroristiche della Jihad islamica soprattutto attraverso una politica di uccisioni mirate dei suoi miliziani e leader. In ultimo, Baha Abu Al Ata, eliminato proprio nelle scorse ore. Al Alta era considerato dall’intelligence militare israeliana come l’architetto della maggioranza degli attacchi terroristici contro Israele dalla Striscia di Gaza nel 2019. Tra questi: i 600 razzi lanciati tra il 4 e il 5 maggio, in cui erano stati colpiti strade, case, imprese, un asilo e un ospedale. E ancora, l’attacco missilistico dello scorso 25 agosto su Sderot, proprio mentre si stava tenendo un festival di musica all’aperto nella cittadina del Sud d’Israele, con migliaia di persone costrette a fuggire nel panico.