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Un piano di pace dal destino incerto

Un’opportunità di pace nel caso i palestinesi scelgano il compromesso, un piano destinato a fallire perché ai palestinesi si chiedono troppi compromessi. Sono, in sintesi, le due analisi più popolari in Israele – e non solo – rispetto al piano di pace svelato dal Presidente Usa Donald Trump alla Casa Bianca con al suo fianco il Primo ministro Benjamin Netanyahu. “È un grande piano per Israele. È un grande piano per la pace”, il commento di Netanyahu, che subito ha annunciato di voler far approvare al suo esecutivo l’estensione della sovranità sugli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Un’iniziativa raffreddata dall’ideatore del piano di pace americano, Jared Kushner (genero di Trump), che ha chiesto di aspettare. Alcuni paesi arabi, tra cui l’Arabia Saudita si sono detti disponibili a prendere in considerazione il piano ma i palestinesi, per bocca del leader Mahmoud Abbas e attraverso le proteste di piazza, hanno già chiarito che per loro è un no. No a Gerusalemme capitale indivisibile d’Israele, no all’annessione israeliana della Valle del Giordano, no al mantenimento di tutti gli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Ovvero tre dei punti principali del piano che prevede, tra i suoi elementi più richiamati, esplicitamente uno Stato palestinese seppur in una forma molto diversa dai progetti passati.
mappa- piano trump
“La scelta non è tra le proposte di pace del passato e il piano di Trump. – scrive Ben Dror Yemini, editorialista di Yedioth Ahronoth – La scelta è tra il piano di Trump e uno stato binazionale dove gli ebrei non saranno più la maggioranza. La verità è che la destra testarda si oppone all’accordo del secolo perché uccide il suo sogno di una Grande Israele (comunemente visto come Israele e i territori palestinesi). Dall’altra parte dello spettro politico, c’è il movimento del boicottaggio, della dismissione e delle sanzioni (BDS) e la sinistra radicale e antisionista. Anche loro si battono per una soluzione di un solo Stato e io li capisco”. Per l’editorialista di Yedioth Ahronoth, “il piano di pace di Trump è l’ultima possibilità per una soluzione a due Stati”. Per il direttore del Times Of Israel David Horowitz l’opzione proposta dagli Stati Uniti è una vittoria per Netanyahu – perché accoglie molte delle sue richieste – ma rischia di portare, dopo le diverse annessioni, alla nascita di uno Stato binazionale. “Il mantenimento degli insediamenti isolati in aree fortemente popolate dai palestinesi e il sostegno all’annessione unilaterale, in particolare, non sono posizioni consensualmente sostenute dagli israeliani, perché suscitano la preoccupazione che Israele renda più profondo il suo intreccio con milioni di palestinesi ostili. – scrive Horowitz – In assenza di un accordo negoziato, la dichiarata ‘soluzione realistica a due Stati’ del presidente Usa solleva il rischio di una continua deriva verso l’errata denominazione di ‘soluzione ad uno Stato’ – uno Stato binazionale dal fiume Giordano al Mar Mediterraneo, che non è affatto una soluzione, poiché priverebbe Israele della sua maggioranza ebraica, o della sua democrazia, o di entrambe”.
Secondo Amos Harel di Haaretz, il piano sorride alla destra israeliana ma anche in questo campo ci sarà chi “dovrà ingoiare qualche rospo (uno stato palestinese con capitale in alcuni quartieri arabi di Gerusalemme Est), ma sono talmente teorici da essere facilmente digeribili. Per la maggior parte dei rappresentati della destra la proposta è un sogno che si avvera – non quello di due Stati che coesistono pacificamente, ma di un’annessione e sovranità israeliana che blocca di fatto ogni possibilità di uno Stato palestinese vitale, creando un insieme di Bantustan senza una reale contiguità territoriale”. E per questo, affermano gli analisti contrari al piano, i palestinesi inevitabilmente lo rifiutano. Per la leadership di Ramallah gli ingenti incentivi economici non sono sufficienti di fronte a un rimodellamento delle opzioni di pace passate (più volte rifiutate dagli stessi palestinesi). Sul fronte della pace dunque il piano sembra destinato a fallire mentre potrebbe avere i suoi effetti sul piano territoriale e di sovranità a favore di Israele.