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“La lista contro le aziende israeliane,
un danno per la pace e i palestinesi”

“Boicottare le aziende israeliane non fa progredire la causa della pace e non crea fiducia tra le parti. Facciamo appello ai nostri amici in tutto il mondo affinché si esprimano contro questa vergognosa iniziativa che ricorda i periodi bui della nostra storia”. È il messaggio del Presidente d’Israele Reuven Rivlin in risposta alla lista nera pubblicata dall’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani in cui vengono elencate le imprese che hanno legami commerciali con gli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Israele, per bocca di Rivlin, del Premier Benjamin Netanyahu e di diversi ministri, ha fortemente contestato la mossa portata avanti dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu definendola una “vergogna” e un inciampo alla pace. “L’Onu ha ceduto al Bds”, titola in prima pagina Yedioth Ahronoth, il quotidiano più diffuso d’Israele. Se infatti, scrive il giornale, la lista non ha effetti diretti sulle aziende prese di mira – 112 tra cui vi sono anche Airbnb, Expedia e TripAdvisor, oltre alle principali banche israeliane, aziende di telecomunicazioni, compagnie energetiche, catene di ristoranti, ferrovie – i diplomatici a Gerusalemme temono che verrà rivendicata dal movimento che propugna il boicottaggio d’Israele e usata per fare pressione a livello internazionale.
L’iniziativa del Consiglio Onu, sottolinea la presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni, “non sorprende ma lascia comunque senza parole. Basta infatti scorrere l’elenco dei Paesi che la compongono per ritrovarci un gran numero di regimi spietati che da anni negano ai propri cittadini i più elementari diritti e contro i quali l’Onu fa ben poco, molto spesso nulla. Ancora una volta, con un metodo aberrante, si sceglie di mettere Israele nel mirino. Una scelta di campo che è rivelatrice di molte cose”. “Mi auguro – prosegue la presidente UCEI – che il governo italiano intervenga con forza e tempestività per denunciare questa indegna iniziativa. Oltre all’Italia, è bene che anche tutti i Paesi europei, almeno loro, ma non solo loro, smettendo di prestarsi a questa distorta dialettica pensando a definire in altri tavoli utili i rapporti di sviluppo economico con Israele e comprendendo una volta per tutte che iniziative come questa non risolvono il conflitto, ma anzi favoriscono odio e antisemitismo in un momento in cui si cerca di arginare un’onda che si fa preoccupante e dilagante. L’impegno di Memoria sulla Shoah sul quale vi è tanto apprezzata attenzione e consapevolezza va di pari passo con questa parte di pretesa coerenza”.
Per il ministro dell’Economia israeliano Eli Cohen la black list si ritorcerà soprattutto contro i palestinesi che lavorano per le aziende prese di mira dal Consiglio Onu. Questa azione, denuncia Cohen, potrebbe lasciare “migliaia di palestinesi disoccupati”.
Nel 2016 il Consiglio per i diritti umani ha incaricato l’ufficio per i diritti umani dell’ONU di creare un “database” di aziende ritenute collegate o che sostengono le comunità israeliane in Giudea e Samaria. “Partendo da un elenco potenziale di oltre 300 aziende, la lista – spiega il quotidiano di destra Israel Hayom – è stata ristretta a 112 aziende che l’ufficio Ono ha ‘ragionevoli motivi per concludere di avere legami con gli insediamenti israeliani’ e sono coinvolte in pratiche che hanno sollevato preoccupazioni sui diritti umani, come la costruzione di insediamenti, i servizi di sicurezza, le banche e le attrezzature che sono state utilizzate per demolire le proprietà palestinesi”. Il quotidiano spiega che Israele non ha mai fatto parte del Consiglio Onu per i diritti umani, composto da 47 paesi. “Tra i suoi membri – sottolinea Israel Hayom – ci sono Paesi come la Libia, il Venezuela, l’Eritrea, la Nigeria, l’Angola e la Somalia, oltre a Bahrain, Sudan, Qatar, Pakistan e Afghanistan. Tra i Paesi europei che fanno parte del Consiglio ci sono la Germania, l’Austria, la Spagna e l’Italia. La stragrande maggioranza delle risoluzioni approvate dal Consiglio si è concentrata su Israele e sul trattamento riservato ai palestinesi, e Israele è l’unico Paese al mondo le cui politiche vengono automaticamente esaminate in ogni sessione del Consiglio”. Sotto la presidenza Trump, gli Stati Uniti sono usciti dal Consiglio per denunciare “l’ossessione” contro Israele dell’organo delle Nazioni Unite. E dagli Usa in queste ore è arrivata la solidarietà a Gerusalemme da parte della Commissione Affari Esteri del Senato secondo cui “la lista incoraggia e sostiene il movimento di boicottaggio contro Israele. Si tratta di una mossa politica”. Il Primo ministro Netanyahu spera che proprio gli Stati Uniti possano diventare il primo argine contro il Bds: “Negli ultimi anni, abbiamo promosso leggi nella maggior parte degli Stati Uniti, che stabiliscono che si deve agire con forza contro chiunque cerchi di boicottare Israele”, ha dichiarato Netanyahu. Un modo per fermare all’origine chi cerca di mettere a rischio l’economia israeliana.

dr