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Cyber attacchi, l’Iran manca il bersaglio
Israele risponde e colpisce

Il porto di Shahid Rajaee, nel Sud dell’Iran, negli scorsi giorni è andato in tilt. Chilometri e chilometri di ingorghi sulle autostrade che portano al porto sono stati immortalati con immagini satellitari. Un caos, scrive il Washington Post, generato da un cyber attacco israeliano. Il quotidiano americano ha cercato conferme in Israele, ma, come era prevedibile, né l’esercito né l’ambasciata israeliana negli Stati Uniti hanno voluto commentare l’accaduto. Secondo il Post, il colpo andato a segno contro il porto di Shahid Rajaee – tra i più grandi e importanti del paese – sarebbe una chiara ritorsione contro un precedente attacco iraniano al sistema di infrastrutture idriche dello Stato ebraico. “Se Israele ha risposto ad un attacco iraniano contro le infrastrutture civili (acqua e fognature), allora ha chiarito (a Teheran) che i sistemi civili devono essere lasciati fuori dal conflitto. – l’analisi dell’ex generale Amos Yadlin, direttore esecutivo del Tel Aviv University’s Institute for National Security Studies (Inss) – Questo è un messaggio significativo sulla vulnerabilità del sistema economico iraniano rispetto alle capacità informatiche israeliane”. Se i danni alla rete israeliana sono stati infatti molto contenuti e l’intrusione bloccata immediatamente, come racconta il Post, all’Iran non è andata altrettanto bene: nonostante i report delle autorità iraniane che sminuivano il problema, per giorni la rete portuale si è trovata in grosse difficoltà. “C’era un totale caos”, ha detto un funzionario dell’intelligence Usa al quotidiano americano.


Il cyberspazio rappresenta da tempo il nuovo terreno di scontro tra Israele e Iran, che, come ricorda Yadlin, già si affrontano nel combattimento via terra, mare e aria. L’attacco al sistema idrico è però stato ricevuto in Israele con una certa sorpresa. “Si è trattato di un cyberattacco straordinario contro gli impianti idrici civili, che va contro ogni etica e ogni codice, anche in tempo di guerra – ha detto un alto funzionario israeliano al giornalista Barak Ravid – Non ce lo aspettavamo nemmeno dagli iraniani. Semplicemente non si fa”. Il ministro della Difesa entrante Benny Gantz dovrà dunque prendere in considerazione questa nuova minaccia mentre il suo predecessore Naftali Bennett, nel lasciare malvolentieri il suo incarico, ha ribadito come colpire l’Iran in particolare in Siria sia prioritario per la sicurezza d’Israele. Senza mostrare le prove, riporta ynet, Bennett ha dichiarato nel suo discorso di commiato che “l’Iran sta riducendo significativamente la portata delle sue forze in Siria e sta addirittura evacuando un certo numero di basi”. “Anche se l’Iran ha iniziato il processo di ritiro dalla Siria, dobbiamo completare il lavoro. È a portata di mano”. Al di là delle affermazioni di Bennett, ministro della Difesa per sei mesi, Israele è da anni impegnata a colpire le forze iraniane in Siria. L’idea che il regime di Teheran abbia un avamposto proprio a due passi dal confine è infatti fuori discussione per Gerusalemme e per i vertici militari e dell’intelligence.

dr