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“Parlo a Israele da amico e vi chiedo: 
non procedete con l’annessione”

Silenziato dal Premier Benjamin Netanyahu, il ministro della Difesa – e Premier alternativo – Benny Gantz aveva ragione su un punto: la data del 1° luglio per avviare il piano di annessioni in Cisgiordania non era “sacra”. Gantz lo aveva dichiarato di recente spiegando che la data scelta da Netanyahu per iniziare la sua annunciata annessione di alcuni territori della Cisgiordania sarebbe potuta cambiare. Arrivati al 1° luglio i fatti danno ragione al ministro della Difesa: il piano di Netanyahu, che ha generato un dibattito internazionale molto acceso, è stato posticipato. Parlando alla radio dell’esercito, il ministro della Cooperazione regionale Ofir Akunis, considerato molto vicino a Netanyahu, ha confermato che il processo di annessione non inizierà in queste ore, spiegando che i funzionari israeliani stanno ancora lavorando agli ultimi dettagli con la controparte americana. Secondo Akunis il piano prenderà il via nelle prossime settimane ma non è ancora chiaro in quale forma. Molte voci si sono levate contro il progetto di Netanyahu, promosso sulla scia del piano dell’amministrazione Trump per risolvere il conflitto tra israeliani e palestinesi. Tra queste anche alcune considerate molto vicine alle posizioni di Gerusalemme e su tutte quella del conservatore Boris Johnson. Il Premier britannico ha firmato un editoriale sul popolare quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth, chiedendo al collega israeliano di ripensarci e non proseguire con l’estensione della sovranità sulla Valle del Giordano e su altri insediamenti in Cisgiordania. “Sono un appassionato difensore di Israele. – la premessa di Johnson – Poche cause mi stanno più a cuore che assicurare la protezione del suo popolo dalla minaccia del terrorismo e dall’incitamento antisemita. Il Regno Unito è sempre stato al fianco di Israele e del suo diritto di vivere come ogni nazione dovrebbe essere in grado di fare, in pace e sicurezza. Il nostro impegno per la sicurezza di Israele sarà incrollabile finché sarò Primo Ministro del Regno Unito. Quindi è con tristezza che ho seguito le proposte di annessione dei territori palestinesi. Come amico, ammiratore e sostenitore di Israele da tutta la vita, temo che queste proposte falliranno nel loro obiettivo di rendere sicuri i confini di Israele e saranno contrarie agli interessi a lungo termine di Israele stessa”. Per il Premier britannico – sostenuto da altri commentatori – il progetto di Netanyahu mette in pericolo i progressi fatti da Gerusalemme rispetto alle relazioni con il mondo arabo e musulmano. “Non sono mai stato così convinto che gli interessi di Israele si sovrappongano a quelli dei nostri partner più vicini nel mondo arabo, compresa la potenziale cooperazione in materia di sicurezza contro le minacce comuni. Ma per quanto forte sia il loro interesse per un diverso tipo di relazione con Israele, l’annessione ostacolerebbe inevitabilmente queste opportunità e limiterebbe i potenziali partner arabi. I nemici di Israele se ne impadronirebbero, e lo userebbero contro coloro che in Medio Oriente vogliono vedere dei progressi”. Johnson ha inoltre chiarito che “il Regno Unito non riconoscerà alcuna modifica alle linee del 1967, ad eccezione di quelle concordate tra le due parti. C’è un altro modo. Come molti israeliani, sono frustrato dal fatto che i colloqui di pace si siano conclusi con un fallimento. Pur comprendendo la frustrazione di entrambe le parti, dobbiamo ora usare ancora una volta l’energia di questo momento per tornare al tavolo dei negoziati e cercare di trovare una soluzione. Questo richiederà un compromesso da tutte le parti”.