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“Israele, l’opzione lockdown è sul tavolo”

“Stiamo considerando i pro e i contro, per determinare come agire. Un lockdown generale è senza dubbio uno degli strumenti che stiamo cercando di evitare ma è un’opzione sempre sul tavolo”. Non arrivano parole rassicuranti in queste ore dal direttore generale del ministero della Salute israeliano Hezi Levi (nell’immagine). Intervistato dall’emittente radiofonica Reshet Bet, Levi ha spiegato che il sistema per tracciare i contagi è stato rafforzato in questi ultimi giorni: “Abbiamo reclutato cento infermieri, 300 ricercatori che si occupano di indagini statistiche e 240 studenti di medicina”. L’obiettivo è quello di avere più persone in grado di analizzare i dati sulla diffusione del virus nel paese, che da alcune settimane ha registrato un aumento vertiginoso. Negli ultimi giorni il numero di positivi ha superato più volte quota mille (tra il 13 e il 14 luglio, i nuovi contagi sono stati 1681, un triste record per Israele da inizio pandemia) mentre il totale parla di 40mila casi confermati. “Il 25% sono sotto i 18 anni e l’8% sopra i 65 anni. – ha spiegato Levi – Attualmente ci sono 525 persone ricoverate in ospedale, di cui più di 100 sono gravemente malate e 54 sono sottoposte a ventilatori. 354 persone sono morte. Il tasso di infezione è in crescita e in aumento, e il numero di esami giornalieri che stiamo conducendo è in aumento. Ne stiamo eseguendo circa 28.000, di cui circa il 6% è positivo”. In una conferenza stampa pubblica, il direttore generale del ministero ha sottolineato di voler evitare un nuovo lockdown integrale. “Per noi è chiaro che un isolamento generale significa ulteriori danni economici, emotivi e alla salute. Stiamo cercando di creare delle restrizioni che impediscano l’affollamento, che sono la radice di tutti i mali dell’infezione”. Per questo lo stesso Levi aveva chiesto al governo di non procedere all’apertura di palestre come invece ha deciso la Commissione parlamentare per il Coronavirus. “La decisione è infelice e faremo altre raccomandazioni”, le parole del funzionario del ministero della Salute. “Come medico, chiedo alle persone di prestare molta attenzione alle istruzioni. È una nostra responsabilità reciproca verso l’altro. Indossare una mascherina, mantenere le distanze e l’igiene. Chi non indossa una mascherina mette in pericolo tutti quelli che lo circondano. Siamo responsabili l’uno per l’altro. Non sono sicuro che tutti capiscano quanto sia importante l’aumento e la necessità di prevenire i casi gravi. Insieme possiamo ridurre la diffusione del virus, conviverci nel modo corretto e abbassare il tasso di infezioni”.
Sempre a Reshet Bet, l’ex capo scienziato della Commissione per l’energia atomica, il professor Dov Schwartz, ha fatto un quadro della situazione del sistema sanitario. “Entro tre settimane e mezzo tutte le sale di terapia intensiva per i pazienti da coronavirus saranno completamente piene”. la sua previsione. Per Schwartz sarebbe utile imporre una chiusura “ogni giorno a partire dalle 19:00, e tutti gli anziani dovrebbero essere messi in isolamento volontario”.
In questa complicata situazione, il gradimento del pubblico rispetto alla gestione dell’emergenza da parte del Premier Benjamin Netanyahu è crollata: secondo i sondaggi del Canale 13 il 61% degli intervistati non è soddisfatto di come si sta muovendo il capo del governo. Il 19% è abbastanza soddisfatto mentre solo il 15 si dice soddisfatto. E intanto continuano le manifestazione di protesta, dal mondo laico fino a quello haredi, contro le misure restrittive e per la mancanza di un piano economico a tutela delle fasce di popolazione più colpite dalla crisi socio-sanitaria.