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Israele e il nuovo Medio Oriente
“Alleati e non più nemici
per molti paesi arabi” 

Una “pace calda” che dimostra come nel Medio Oriente sia in atto un profondo cambiamento. “Molti Paesi arabi stanno cambiando il loro approccio nei nostri confronti. Israele, che era percepito come un nemico, oggi è percepito come un alleato”. È quanto ha dichiarato il Primo ministro Benjamin Netanyahu presentando alla Knesset l’intesa di normalizzazione dei rapporti con gli Emirati Arabi Uniti, parte dei cosiddetti Accordi di Abramo, firmati a Washington il 15 settembre scorso. In un lungo discorso al parlamento israeliano, Netanyahu ha respinto l’ipotesi che dietro agli accordi con Abu Dhabi ci siano “allegati segreti o un’agenda nascosta”. Il riferimento è alle notizie secondo cui con l’intesa siglata a Washington, Israele avrebbe dato tacito assenso alla vendita di armi da parte degli Usa agli Emirati Arabi Uniti. Nel suo intervento poi Netanyahu ha passato in rassegna la decennale ricerca di pace da parte d’Israele, invitando i palestinesi e il Libano a negoziare accordi con lo Stato ebraico e prevedendo che molti altri Paesi arabi e musulmani seguiranno gli Emirati e il Bahrein nella normalizzazione delle relazioni con Gerusalemme. Questo passaggio è stato contestato dalla Lista araba alla Knesset – l’unica che ha annunciato il voto contrario alla ratifica – che considera l’intesa un modo per allontanare la pace con i palestinesi e isolarli. “Non ho detto che tutto il mondo arabo e musulmano sostiene l’accordo. – ha replicato Netanyahu – L’Iran si oppone fortemente, così come Hamas e Hezbollah e l’Autorità palestinese. E anche qui ci sono membri della Knesset che si oppongono. Un linguaggio sorprendente nel parlamento d’Israele”. “Dicono che la pace si fa con i nemici. – ha aggiunto il Premier – Falso. La pace si fa con chi ha smesso di essere nemico. La pace si fa con coloro che desiderano la pace e che non sono più impegnati nell’annientarti”. In questo passaggio Netanyahu ha poi ricordato i colloqui di questi giorni tra Israele e Libano in materia di confini marittimi. Si tratta di un dialogo tecnico, mediato da Usa e Onu, che “ha un enorme potenziale economico, per loro e per noi. Chiedo al governo libanese di continuare e di portare a termine questi colloqui. Questi negoziati – ha evidenziato il Premier – potrebbero significare la prima crepa per un giorno diverso, in futuro, per il raggiungimento di una vera pace”. Un cambiamento ulteriore in un Medio Oriente che sta già prendendo una strada diversa, come spiegato da Uzi Rabi, direttore del Moshe Dayan Center for Middle Eastern Studies presso l’Università di Tel Aviv, nel corso di un colloquio organizzato dal ministero degli Esteri israeliano con giornalisti di tutto il mondo.
“Israele e altri Stati arabi hanno capito che molti slogan e tabù del ventesimo secolo non avevano più senso nel ventunesimo secolo”, ha spiegato Rabi, sottolineando come la parola “nemici” in Medio Oriente abbia cambiato significato. E ora diversi paesi arabi, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti in testa, hanno deciso di depennare Israele dalla lista dei paesi considerati ostili e “creare una cooperazione per arginare un’altra minaccia: l’Iran”. Per il direttore del Moshe Dayan “vi è una nuova configurazione del potere in Medio Oriente”, con la “Russia che è il nuovo boss del Medio Oriente” e con una presenza economica della Cina. La nuova strategia “non è soltanto geopolitica”, ma anche culturale e religiosa, ha spiegato Rabi, ricordando che nel 2022 negli Emirati Arabi Uniti verranno costruite una moschea, una sinagoga e una chiesa. La religione dunque, come ricorda il nome degli Accordi (di Abramo), in questo caso “non è stata usata per mettere le persone l’una contro l’altra, ma per creare ponti”.
“È un buon accordo e un vero successo. Il primo ministro ha la tendenza a lamentarsi di non avere abbastanza credito. Quindi ecco qui: è un eccellente accordo. Diamo credito dove è dovuto”, ha dichiarato il leader dell’opposizione Yair Lapid intervenendo al dibattito alla Knesset. Dai complimenti si è però subito passati alle critiche: “Avete fallito completamente nella gestione della crisi sanitaria. Avete fallito completamente nella gestione della crisi economica – l’affondo di Lapid – Avete fallito perché avete messo in atto un inutile lockdown per ragioni politiche. Avete fallito con il quadro delle ferie non retribuite. Avete fallito perché non c’è un Bilancio. Avete fallito quando avete formato un governo di 36 ministri incapaci di fare qualcosa”. L’accordo con gli Emirati Arabi Uniti è un vero successo, ha concluso Lapid, “ma noi viviamo qui, non nel Golfo”.
Durante il dibattito parlamentare è intervenuto anche il ministro della Difesa e premier in alternanza Benny Gantz, sottolineando come gli Accordi di Abramo rafforzano Israele contro l’Iran. Il ministro della Difesa ha poi rimarcato la necessità di rafforzare i legami con la Giordania e l’Egitto, e al presidente palestinese Mahmoud Abbas ha chiesto di “unirsi al percorso di pace” che “rappresenta un’opportunità per rinnovare gli sforzi per raggiungere un accordo diplomatico con i nostri vicini palestinesi”. Gantz si è poi rivolto direttamente a Netanyahu, con cui in questi giorni ci sono stati diversi contrasti. “Ancora oggi, chiedo al Primo Ministro di guidare questo governo con me verso altri risultati di cui essere orgogliosi a beneficio di tutti i cittadini israeliani. Il nostro compito è quello di costruire la democrazia israeliana. Fare la pace tra di noi, e non solo con i nostri vicini”.

dr