moked/מוקד

il portale dell'ebraismo italiano

Israele, evitare la terza ondata

Il secondo doloroso lockdown ha funzionato in Israele con una verticale diminuzione dei contagi da coronavirus (nell’immagine, l’evoluzione della curva da settembre a metà ottobre). La guardia però deve rimanere alta, tanto che i media del paese in questi giorni parlano già di rischio di terza ondata. “La morbilità è in aumento e stiamo facendo gli stessi errori dell’ultima volta”, titola il più venduto quotidiano d’Israele Yedioth Ahronoth. Un virgolettato che arriva da una voce autorevole, quella di Moshe Bar Siman Tov, direttore del Ministero della Salute durante la prima fase della pandemia. “Ci sono segnali che indicano una terza ondata. Dobbiamo pensare a come tenere il più possibile sotto controllo il tasso di infezione”, l’avvertimento dell’ex funzionario. Negli ultimi giorni c’è stato un leggero aumento nei dati legati al contagio: in particolare, nelle ultime 24 ore, su 38.722 tamponi, l’1,9% delle persone testate è risultata positiva, in leggero aumento rispetto all’1,6% del giorno precedente. Le autorità israeliane hanno fissato il 2% come livello di guardia per cui la situazione al momento viene considerata sotto controllo. Il governo sta però valutando la possibilità di introdurre un coprifuoco per diminuire la circolazione delle persone. L’attenzione è però concentrata sull’evitare di commettere nuovi errori, pur cercando di dare respiro all’economia e far tornare a una forma di normalità il paese: il governo sta valutando un coprifuoco per facilitare l’ingresso nella terza fase delle riaperture diurne. Per evitare di muoversi con troppa fretta, intanto, gli scienziati israeliani stanno studiando cosa è andato storto e cosa ha portato il governo a dover decidere per il secondo lockdown. “Come siamo arrivati a guidare la classifica dei casi Covid-19? Cosa ha causato la seconda ondata, perché è andata così male e l’isolamento sta funzionando?”, le domande su cui ha lavorato Eran Segal, scienziato del prestigioso Weizmann Institute. Cinque gli elementi principali emersi dal suo lavoro, alcuni intuitivi: “Non aprite le scuole con un elevato numero di casi giornalieri e un alto tasso di infezioni (R-0 circa a 1). Questo alimenterà un’ulteriore ondata, e comunque sarà inefficace a causa delle molte quarantene di bambini e insegnanti. Due: non gestite la pandemia basandovi sulle capacità del vostro sistema sanitario. Siete destinati a raggiungerla. A quel punto, l’epidemia arriverà a livelli record, ci sarà un alto numero di morti, sarà necessario un blocco, e ci vorrà molto tempo per ridurre i numeri. Agite in anticipo. Tre, un’epidemia nella popolazione più giovane raggiungerà inevitabilmente gli anziani nel giro di poche settimane. Quattro, l’epidemia in alcune città si diffonderà inevitabilmente in altre città, a causa del mescolamento della popolazione. Abbiamo avuto epidemie localizzate, ma non abbiamo potuto attuare un blocco differenziale per motivi politici, e alla fine si sono diffuse. Cinque. In una popolazione eterogenea, l’isolamento può avere effetti diversi su gruppi differenti a causa dei diversi comportamenti di queste popolazioni”.