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Un nuovo capo per il Mossad

Nel 2019, in una riunione a porte chiuse del Likud, il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva indicato due possibili suoi successori alla guida del partito: il capo del Mossad Yossi Cohen e l’ambasciatore israeliano a Washington Ron Dermer. Le notizie delle ultime ore potrebbero avvicinare il primo al ruolo di erede di Netanyahu (nell’immagine, i due insieme). È stato infatti annunciato il cambio al vertice del Mossad, con Cohen che dovrebbe lasciare il suo incarico a giugno del prossimo anno in favore del suo secondo, D. (il nome del vice è per il momento coperto da segreto). Soprannominato Il modello, Cohen è diventato capo di uno dei servizi più rispettati ed efficaci del mondo a 55 anni. Stretto consigliere per la sicurezza di Netanyahu, è stato tra gli architetti indiscussi del cosiddetto accordo di Abramo, che ha portato alla normalizzazione dei rapporti con alcuni paesi arabi. Diverse le sue missioni segrete nei paesi del Golfo mentre metteva a segno importanti operazioni di intelligence contro l’Iran. In particolare, la sottrazione nel 2018 di archivi nucleari iraniani, un caso che ha aiutato Netanyahu nel dimostrare la pericolosità del regime di Teheran. Cohen ha spinto per costruire un Mossad attivo nell’eseguire operazioni segrete sul campo molto complesse. I successi raccolti in questi anni hanno premiato la sua scelta, che, raccontano i media israeliani, sarà proseguita dal suo secondo una volta che diventerà il nuovo capo del Mossad. La nomina di D. dovrà essere approvata da una commissione parlamentare, ma nel frattempo è già diventata un caso politico. Netanyahu, che come Primo ministro ha piena discrezionalità nella scelta del capo dei servizi segreti, non ha informato il ministro della Difesa e vicepremier Benny Gantz della sua decisione. Secondo l’accordo di coalizione tra i due, la nomina sarebbe dovuta essere condivisa. Molti interpretano questo smacco come l’ennesima dimostrazione della fine vicina della loro alleanza, sin dalle origini molto precaria. I due devono trovare un accordo entro il 23 dicembre per votare la legge di Bilancio. Se il termine non sarà rispettato si tornerà alle elezioni a marzo e questo, oltre a creare ulteriore instabilità nel paese, potrebbe aprire le porte della politica a Cohen. La legge israeliana stabilisce infatti che gli alti funzionari della sicurezza devono aspettare tre anni o un ciclo elettorale prima di candidarsi alla Knesset. Se il parlamento dovesse sciogliersi a fine di dicembre, il capo del Mossad potrebbe candidarsi alle prossime elezioni. Per farlo dovrebbe però anticipare la sua uscita di scena dai servizi segreti: il suo incarico, in scadenza a gennaio 2021, era stato infatti prorogato da Netanyahu fino a giugno. Per il momento Cohen ha dichiarato di voler concludere a giugno il suo lavoro al Mossad, chiudendo la porta alle speculazioni sul suo ingresso in politica. Un ingresso con ogni probabilità solo rimandato visto l’alto grado di consensi che Cohen ha all’interno di un Likud che ha bisogno di forze fresche. Un profilo come il suo farebbe comodo ad un partito che, oltre all’eterno Netanyahu, non ha grandi figure in grado di catalizzare consensi. Anzi, in questo momento il Likud sta vivendo una difficile transizione dopo lo strappo di Gideon Saar, che ha scelto di abbandonare la nave madre. Saar si è creato un suo partito, Nuova Speranza, che secondo i sondaggi complicherebbe la possibilità per Netanyahu di diventare nuovamente Primo ministro d’Israele. 21 i seggi che i sondaggisti danno al partito di Saar, contro i 27 del Likud; 14 per Yesh Atid-Telem di Yair Lapid, 13 per Yamina, 11 per la Lista unita araba, 8 ciascuno per i partiti haredi Shas e Agudat HaTorah, e 6 ciascuno per Kachol Lavan, Yisrael Beytenu e Meretz. Se Saar riuscisse a fare fronte comune con i partiti della destra e di centro, riuscirebbe ad arrivare a 60 seggi ed impedire a Netanyahu di formare una coalizione. Tenendo conto che l’ex Likud ha esplicitamente dichiarato che questo è uno dei suoi obiettivi: togliere all’ex capo la guida del paese. Al suo fianco Saar ha già qualcuno: Avigdor Lieberman in queste ore ha fatto appello allo stesso Saar così come a Lapid (Yesh Atid) e Naftali Bennett (Yamina) di fare fronte unico e costituire “una coalizione liberale e sionista”. “Un tale blocco sarebbe una vera alternativa a Netanyahu, e può garantire la sua sostituzione, che tanti cittadini vogliono. – ha dichiarato Lieberman – Un tale sconvolgimento permetterebbe a Israele di realizzare ciò che i Paesi di maggior successo nel mondo stanno ottenendo”. Il leader del partito della destra oltranzista Yisrael Beytenu ha riconosciuto che ci sono differenze tra i diversi partiti a cui fa appello. Ma ha aggiunto che un accordo su principi fondamentali si può sempre trovare, lasciando i temi conflittuali per dopo.