Due anni, quattro elezioni Israele torna alle urne

“Sivuv 4”, quarto giro. Israele, come evidenzia oggi il popolare quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth, si appresta a tornare per la quarta volta in meno di due anni alle urne. Quarto giro di una giostra politica che, nonostante accordi di unità nazionale e promesse, non accenna a fermarsi. A far cadere quest’ultimo governo, fondato sull’alleanza tra Benjamin Netanyahu (Likud) e Benny Gantz (Kachol Lavan) e durato solo nove mesi, la mancata approvazione della legge di Bilancio. I due principali partiti della coalizione non hanno trovato l’accordo e, scaduto il termine, il parlamento israeliano per legge si è sciolto. Ora Netanyahu, Gantz e i rispettivi partiti si accusano reciprocamente di aver prodotto la crisi e trascinato il paese alle urne il prossimo 23 marzo. In base all’accordo di coalizione, Likud e Kachol Lavan dovevano approvare un Bilancio biennale mentre Netanyahu e Gantz dovevano avvicendarsi nel ruolo di Primo ministro. Nessuno dei due requisiti è stato rispettato, per un’intesa che gli analisti consideravano sin dall’inizio lettera morta. Il Likud non ha voluto far passare un Bilancio di due anni, ma voleva spacchettare 2020 e 2021. Kachol Lavan era contrario a cambiare l’intesa e ha accusato Netanyahu di pianificare una crisi per evitare di dare a Gantz la premiership. Il risultato, elezioni nel pieno di una crisi socio-sanitaria ed economica, con un possibile terzo lockdown in arrivo.
I media israeliani hanno già cominciato con i sondaggi – in realtà non hanno mai smesso vista la previsione concorde che il 2021 sarebbe stato anno di elezioni. Dalle proiezioni si può comprendere quali saranno gli equilibri in gioco. Il Likud è dato come primo partito, tra i 29 e i 28 seggi, in calo rispetto agli attuali 36. Secondo partito, Nuova Speranza del ribelle del Likud Gideon Saar. Ex consigliere di Netanyahu, Saar è considerato l’alternativa più credibile all’attuale Premier. Lui si presenta come tale e i sondaggisti lo danno al secondo posto nella Knesset per numero di seggi: tra i 18 e 20. A seconda dei sondaggi, al terzo posto ci sono o il centrista Yesh Atid-Telem o la destra nazional-religiosa di Yamina (si balla tra i 16 e i 13 seggi). Il primo è guidato da Yair Lapid, il secondo da Naftali Bennett che si prepara ad annunciare la sua candidatura a premier. L’entrata di Saar ha rovinato un po’ i piani proprio di Bennett che, grazie ai litigi di Netanyahu e Gantz, era riuscito a guadagnare consensi, presentandosi come alternativa. Ora però è Saar ad incarnare quel ruolo e gli elettori si fidano più di lui che del leader di Yamina. Sempre secondo i sondaggi, nel testa Netanyahu-Saar su chi sia più adatto ad essere Premier, il 39 per cento vota il primo, il 36 per cento il secondo. Un piccolo margine a favore del leader del Likud, che diventa più significativo se messo a confronto con Bennett: 39 contro 26.
Il grande sfidante di Netanyahu delle ultime tre elezioni, l’ex generale Gantz, non è neanche stato preso in considerazione. Il suo Kachol Lavan è dato a 5 seggi, dai 33 ottenuti alle ultime elezioni (seppur assieme a Yesh Atid). “Gantz ha tradito il pubblico israeliano, e la sua caduta non è niente di meno di quel che si merita”, la sentenza del direttore di Haaretz Aluf Benn, in riferimento alla promessa tradita dal leader di Kachol Lavan di non allearsi mai con Netanyahu. “Chiunque abbia un briciolo di intelligenza vede che Netanyahu non può condividere il controllo. Ogni volta che sente anche solo l’odore di una possibile sfida, quella persona viene immediatamente bollata come traditrice e illegittima. – scriveva Nahum Barnea, giornalista di Yedioth Ahronoth – Questo è già successo all’interno del Likud a Reuven Rivlin durante la sua carriera politica e più recentemente a Gideon Sa’ar. È successo anche a chiunque, sulla scena politica più ampia, abbia pensato per un attimo di avere una possibilità di rivendicare la premiership”. Ad avvallare questa testi anche la maggior parte dell’opinione pubblica. Alla domanda su di chi sia la colpa delle nuove elezioni, il 43 per cento degli intervistati al sondaggio di Kan ha risposto Netanyahu, il 18% Gantz. Nel sondaggio del Canale 12, il 38 ha detto che la colpa è del Primo, il 20 di Gantz, mentre un altro 28 giudica entrambi equamente responsabili.